Andie va a spasso

Caro visitatore, benvenuto. È un piacere per me averti qui, lascia pure commenti e proponi nuovi topics oppure avvertimi quando hai apprezzato i miei scritti, se non ti sono piaciuti..non preoccuparti, non devi per forza dirmelo. "Perché siete tutti così sinceri?". Citazione di..?

mercoledì 20 luglio 2011

Il piede del maiale

È una tranquilla serata estiva. Sono in giro con il mio amico Michele (siciliano) e la mia amica Jole (pugliese) (scusate, ma è meglio precisare le origini :))) e abbiamo previsto di andare a cena fuori. Ci stiamo chiedendo dove andare e stiamo passando in rassegna i diversi posti possibili. All'improvviso, non so come, mi viene in mente un posto dove volevo andare da anni. Mi era stato raccomandato da diverse persone in quanto ristorante Liberty, storico, dall'ottima offerta culinaria francese, ecc... 


- Dai, andiamo al Pied de cochon. Dai...dai...


È lontanuccio, i miei amici non l'hanno mai sentito nominare..così devo insistere un bel po' per convincerli ad andare. Arriviamo al Pied de cochon, ci chiedono di aspettare un attimo per indicarci il tavolo. Attendiamo.. Durante l'attesa ci offrono una flûte di champagne..ottimo! cominciamo bene! 
Inizio a tranquillizzarmi: la mia proposta pare buona, i miei amici si fideranno di me e saranno inclini ad accettare con gioia i miei futuri suggerimenti.


Finalmente ci sediamo. Io inizio a parlare con i nostri vicini di tavolo, due giovani dall'aria simpatica, i quali mi dicono che adorano questo posto e che vengono spesso. Abbiamo fatto bene a venire. Sempre più rassicurata per la mia fantastica scelta, inizio a guardare il menu. Scorro, scorro, scorro... ma ho la vaga impressione che il mio stomaco non mi invita a fermarmi su alcuna voce...continuo a scorrere, scorrere, scorrere...e mi inizia a sembrare che si tratti sì di cucina francese, ma proprio di quella basica e terra terra che a me non piace, nulla a che vedere insomma con la nouvelle cuisine del mio post precedente per intenderci. E inoltre i prezzi non erano per nulla convenienti. Dunque inizio a pensare: ma perché devo spendere 35€ per una normale bistecca, ma perché devo spendere 45€ per un maigret de canard che non mi piace.. E così, scorri, scorri, vedo che questo menu non risponde poi più di tanto ai miei gusti. Io sono dell'idea: "spendi per fare una cosa che ti piace", ma "spendi per fare una cosa che non ti piace"...non rispecchia molto la mia filosofia. Così decido di prendere la "Specialità del Pied de cochon 17€" per non dover prendere proprio una banale insalata. Sapendo che Pied de cochon è il nome del ristorante, per me corrisponderà a specialità della casa. E va bene! vada per questo! visto che non so cosa scegliere facciamo scegliere alla casa.


Guardo i miei amici e vedo che Michele ha fatto la mia stessa scelta, mentre Jole un'insalata... Io la cerco di convincere di prendere anche lei la specialità della casa, dopotutto eravamo venuti sin qui, nel posto tanto famoso, storico, Liberty e tutto il resto... ma niente, non mi sta a sentire. Fa nulla, peggio per lei. Speriamo che queste specialità siano davvero speciali.


Dopo mezz'ora, morti di fame (non avevamo mangiato tanto a pranzo per goderci al massimo la cena fuori), vediamo la cameriera sorriderci mentre si avvicina al nostro tavolo con tre piatti in mano.
- Specialité Pied de cochon?
- Per me grazie, dico io
- L'altra specialité Pied de cochon?
- Per me, dice Michele.
E l'insalata a Jole.


Io guardo il piatto di Michele, situato proprio di fronte a me, proprio su una linea retta di fronte ai miei occhi e vedo una zampa di maiale completa di unghie.
Il mio diaframma sobbalza. Io gli chiedo di tranquillizzarsi, sperando che si siano sbagliati e che magari nel mio piatto ci sia qualcosa di diverso.
Guardo nel mio piatto.
Dentro vi giace la stessa cosa.
Il mio diaframma si arrabbia per la falsa speranza e inizia a girare minacciandomi di ribaltarsi se gli inserisco dentro qualcosa che viene da quel piatto.
Guardo Michele. Michele guarda me. Tutte e due guardiamo Jole che, dal canto suo, felicissima per la sua insalata ci ricambia con uno sguardo tra derisorio, fiero e compassionevole. Nessuno osa dire una parola.
Michele non osa dire nulla per non farmi mortificare? Io non oso dire nulla per non ammettere l'assurdità della mia cattiva scelta? Jole non osa dire nulla per non infierire su di noi?
O forse nessuno osa dire nulla, perché nessuno sa che DINDIRINDINA CI FA UNA ZAMPA DI MAIALE CON LE UNGHIE nel nostro piatto????


A questo punto, parlo...:
- Miki..
- Dimmi Manu.
- Ma, secondo te, cosa si mangia?
- Non lo so Manu.
- Ma, secondo te, se la tagliamo da dentro esce la carne?
- Non lo so Manu, possiamo provare.
- Ma, secondo te, dobbiamo prenderla in mano o mangiarla con coltello e forchetta?
- Non ne ho idea Manu.
- Miki.
- Dimmi Manu.
- Vuoi provare prima tu e mi dici?
- Proviamo insieme.
- Ok.
Prendiamo le posate e iniziamo a tagliare per vedere cosa c'è dentro. La mia zampa si spappola ed escono fuori pezzetti di ossa da tutte le parti. 
- Miki!!! 
- Dimmi Manu.
- Ma il mio maiale lo hanno prima picchiato a sangue, spezzandogli tutte le ossa, e poi ucciso!!! è disgustoso!
- Anche il mio credo...


Il mio stomaco era chiuso. Solo la mia lingua ha fatto un gesto per tastare un pezzo di pelle di maiale che le stavo mettendo in bocca con la forchetta. E poi si è ritirata.


- Miki, io non ce la faccio, non riesco a fare nessun gesto, né a mangiarmi la pelle, né le ossa, ma cosa c'è da mangiare qui dentro? Per cosa sono i 17€?
- Non ne ho idea, questi pezzi il macellaio di mia madre li regala ai cani la sera.
- Secondo te posso chiedere di cambiarmi il piatto se gli dico che mi viene da vomitare?
- Se proprio stai male, prova.
- Sto proprio male.
- Ok, allora prova.


Chiamo la cameriera.
- Mi scusi....ehm... non riesco a....sì insomma a... capire...quale sia la parte da mangiare.
- È la specialità della casa.
- Sì, ho capito, ma non capisco cosa devo mangiare, dov'è la carne?
- Non c'è carne, c'è pelle e ossa?
- E si mangia solo la pelle?
- Sì, è una specialità molto pregiata, la gente viene qui apposta per mangiarla.
- Capisco.
- Non le piace?
- Non riesco proprio a....sì insomma, non riesco neanche a metterla in bocca.... mi viene da vomitare e volevo chiederle se...posso cambiare il piatto...
- Beh se si sente proprio male, ok, me lo dia, glielo cambiamo, cosa vuole al suo posto?
Volevo dire "un bicchiere d'acqua", ma dovevo farmi venire un'altra idea. Così ho tergiversato: - Miki, vuoi cambiarlo anche tu?
- No, Manu, non ti preoccupare, me lo tengo.
- Ma che mangi?
- Non fa niente, non mangio, continuo solo a dissecare tutte le ossa.
- D'accordo.. posso avere un attimo il menu?
- Certo prego.
Così ripiego sulle ostriche, spenderò 30€ per 6 ostriche, ma almeno non vivrò un'esperienza che non riuscirò più a dimenticare.


Arrivano le ostriche, le mangio, tutto a posto. Cerco di mangiare pane e burro il più possibile per riempirmi. I vicini di tavolo ci chiedono come mai non ci è piaciuto. Io gli rispondo solo che non avevo capito che parte mangiare e loro mi dicono la pelle. 
Va beh..
Torniamo a casa quella sera e cerco di dimenticare il tutto. Ma all'improvviso, mentre mi metto il pigiama una vignetta si staglia davanti a me: un piatto con un piede di porco. Cerco di cancellarla pensando ad altro, ma la notte sogno un piede di porco, la mattina dopo a colazione immagino un piede di porco e a pranzo, mentre faccio la fila per la mensa, vedo piedi di porco ovunque.
- Mikiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Lo chiamo al telefono.
- Hey Manu.
- Ti volevo dire che mi dispiace!!! Scusa, non lo farò mai più. Penso sia il senso di colpa che mi tartassa perché vedo piedi di porco ovunque, non riesco più a mangiare né a dormire.
- Bene! Sono contento, mi dice ridendo. Neanche io! Almeno tu non lo hai mangiato. Io sto solo vomitando da tre giorni.
- Miki, te lo giuro che mi dispiace, scusami, non volevo ucciderti.
- Dai sto scherzando, non ho vomitato, vedo solo piedi di maiale ovunque anch'io, anche al posto delle gambe delle donne che guardo tutti i giorni per strada!
- Ah! questo fai? allora ti sta bene!
- Dai, non ti preoccupare, ci passerà...
- Dici? In quanto tempo secondo te?
- Una decina di giorni, forse.


Qualche settimana dopo, esco con il mio ragazzo e mentre parliamo viene fuori la storia del piede di maiale. Gli racconto tutto e lui mi dice: Ma stai scherzando! è una specialità pregiata, è il mio piatto preferito.


Da quel momento ho capito: non potrò mai amare qualcuno che ama una zampa di maiale e l'ho lasciato all'istante, per la prima volta in vita mia senza nessun rimorso e la ragione potete capirla da soli guardando la foto qui sotto:









venerdì 15 luglio 2011

Il venditore di emozioni

Se siete tristi e volete sottoscrivere a una settimana gratis di rimotivazione, chiamatemi e vi metterò in contatto con mio fratello. Il prezzo è di circa 2000€, ma ne vale davvero la pena e la vostra percezione relativa a un posto che non vi è mai piaciuto tanto cambierà per sempre.


Come molti sanno, non sono mai stata una fan accanita della Ville Lumière per diverse ragioni di cui non staremo qui a discutere, ma due mesi fa una serie di coincidenze hanno fatto in modo che finalmente, dopo sette anni che gli chiedo di venirmi a trovare, mio fratello è venuto!


Il tutto non era cominciato al meglio perché era già mezzo malaticcio, è vero che si ammala ogni volta che deve partire per un viaggio e poi qui a maggio c'erano 15° e anche con canottiera, maglietta e giacca si gelava a causa del vento. La prima sera è riuscito a guardarci ballare tutto il tempo senza muovere un muscolo a causa del malumore generato dal mal di gola, che si sa è davvero sgradevole, e il secondo giorno faceva foto come in stato giapponese-catatonico, senza vera coscienza e senza dire una parola, ma poi qualcosa è riuscito a farlo riprendere alla grande e per tutto il resto del soggiorno ha tirato fuori l'ingrediente principale della cura settimanale. Andiamo a scoprire quale.


Prima tappa: ovviamente KENZO! On the top of the roof. Appena siamo arrivati giù al palazzo, mio fratello ha iniziato ad andare in ebollizione: - Manu, ma è fantastico!! Ma in che posto mi hai portato!!
Ha iniziato a impazzire, a fare foto ovunque, a tutti gli angoli, mentre salivamo su all'ultimo piano con l'ascensore assieme a una modella con coda di cavallo lunghissima e vestito con cintura e zeppe super fashion. Vedevo mio fratello che iniziava ad agitarsi, non riusciva a stare fermo, non sapeva più se prendere la macchina fotografica, posarla, guardare su, guardare giù, sembrava che con unico sguardo volesse essere capace di captare tutto, senza perdere neanche un dettaglio, neanche un'emozione, neanche un'esperienza.


Quando siamo arrivati sul tetto, sotto la cupola a vetri con vista sulla Senna e sulla Monnaie de Paris, proprio come nella fatidica ultima scena di SATC, si è un po' appaciato ed è entrato in una fase di meditazione profonda, con tutti i sensi al massimo della loro capacità sensoriale. 


La cameriera super fashion con vestitino nero corto e super coda di cavallo lunghissima voleva piazzarci in un tavolo sul lato da cui non si vedeva il fiume anche se eravamo i primi ad essere arrivati e il ristorante era ancora vuoto. Io per un attimo ho cercato di reprimermi perché quando si è nei posti frequentati dell'alta società si accetta tutto senza battere ciglio perché "i borghesi non fanno mai storie, non è decoroso", ma poi per fortuna il mio istinto ha ancora una volta avuto il sopravvento sulle convenzioni sociali e ho applicato la mia nuova ma ormai collaudata strategia parigina: rompi i cosiddetti finché non accettano di fare quello che gli chiedi, ma fallo in modo gentile ed elegante.  


Ottenuto il tavolo che volevo io, mio fratello, senza aver mosso un dito per aiutarmi, si è appostato nella posizione migliore da cui si vedeva tutto il panorama, ma la sua espressione di felicità era talmente parte della cura che l'ho lasciato fare senza battere ciglio, non mi è sembrato neanche ingiusto. Tanto avrei avuto la mia ricompensa.


Tutto quello che ha seguito quel momento è stata un'esperienza sensoriale senza pari. Mio fratello ormai era in uno stato meditativo superiore da cui non è più uscito per tutto il resto della serata e la sua estasi ha iniziato a contagiarmi. 


Quando sono arrivati i piatti li ha guardati come si guarda un gioiello: Foie gras su cuore di carciofo, Ostriche, Canard, Thon, Tarte Tatin, Crême brulée..


Parte importante della cura: al momento di pagare il conto, non si batte ciglio, non lo si guarda neanche e si mette semplicemente la carta di credito sul tavolo. Questo punto è da osservare con religiosa precisione.


Abbiamo proseguito la serata con una passeggiata lungo il fiume, quella sera la Senna sembrava più bella del solito. 


Il giorno dopo, ci attendeva il ristorante dal concetto lounge-design situato all'ultimo piano del Centro Georges Pompidou e da cui si può ammirare tutta la città. Ho atteso 7 anni per poterci andare con qualcuno che avrebbe apprezzato al massimo quell'esperienza e ne è valsa la pena. Vetrate enormi sulla ville, decorazione pura e rose rosse su tutti i tavoli, strane strutture in titanio dalle forme futuristiche. E ovviamente nouvelle cuisine. Dopo il secondo ristorante chic del programma, sarete pronti per affrontare lo shopping nel Marais, facendo finta di andare al Museo Picasso dove in realtà non arriverete mai, "distratti per caso" dai numerosi e originali negozi. A questo punto sarete pronti per la tappa successiva: lo shopping serio per veri addict, quello a rue Saint Honoré. Bisogna entrare in ogni negozio da cui si è naturalmente attirati, farsi abbracciare senza resistere e cedere alla tentazione. Mio fratello era stremato dalle emozioni, non riusciva quasi a parlare, a raccontare la sublimità di ciò che stava vivendo. E io non potevo far altro che essere felice. 


Siamo tornati a casa con un numero indefinibile di pacchi, tra cui il pezzo forte: la camicia di Lanvin, oltre a circa 40 calamite, regali per amici, conoscenti e gente che non aveva ancora conosciuto. Quella sera sembrava non avere più energie per niente, ma mi sbagliavo! 

- Cosa?? Dormire, ma sei impazzita, dobbiamo andare a vedere la Torre Eiffel illuminata! alzati!


E così siamo andati a vedere la Tour. In un crescendo di estasi che sembrava non raggiungere mai il suo punto culminante, mio fratello non poteva più restare nei confini del suo corpo. Lì davanti a quell'opera imponente, illuminata a intermittenza, in blu, per cinque minuti si è consumato il suo nirvana.


A questo punto del soggiorno arriverà il momento dei musei: Orsay, Louvre, Rodin, Marmottan, Art moderne, Maillot e tutto quello che desiderate: lusso e cultura è il motto della cura. Esposizioni, arte, concetti senza limiti.


Ultima tappa del viaggio: Belleville. Perché noi siamo tutto e il contrario di tutto, Ritz e Belleville, Kenzo e Bellevilloise, centre ville o banlieue, l'importante è restare eclettici e aperti a tutto.


Alla fine della settimana sarete ritemprate, uno spirito e un entusiasmo nuovi vi accompagneranno, nuovi progetti emergeranno in voi e amerete per sempre la città della gioia. Non si tratta di una banale settimana di vacanza, mio fratello vende emozioni, vende sensazioni, vende estasi. Il suo lavoro è CREATORE D'ESPERIENZE. Provare per credere.

lunedì 11 luglio 2011

Quando io non busso e tu apri la porta

Oggi mi è capitata una fantastica avventura, non sarò mai più la stessa persona.

Da diverse settimane ricevo delle mail dal servizio pubblico semi-gratuito di biciclette le quali mi dicono che devo convalidare le nuove Condizioni generali di vendita del servizio.

Giusto per spiegare velocemente di cosa si tratta (è una cosa fantastica): il Comune di Parigi mette a disposizione del pubblico migliaia di biciclette (Velib) poste in centinaia di punti in tutta la città e con soli 29€ di abbonamento all'anno è possibile prendere queste biciclette in un punto, fare il tragitto che si vuole e deporle in un altro punto. Se le si usa per mezz'ora è gratis e ciò rientra nei 29€ annuali, altrimenti si paga 1€ all'ora per tutte le ore supplementari.

Non so perché, ma qualche mese fa hanno deciso di cambiare le Condizioni generali di vendita e per poter continuare a utilizzare la propria tessera, bisognava passare da una benedetta stazione Velib e semplicemente accettare queste nuove condizioni. Io già ci avevo provato un paio di volte, ma non riuscivo a trovare all'interno del sistema come e dove convalidarle. Comunque, finché mi lasciavano prendere le biciclette, non mi sono preoccupata e ho pensato che forse il fatto stesso di aver accettato mentalmente queste nuove condizioni fosse bastato per far capire alla società di gestione che per me non c'erano problemi.
Continuavo, però, a ricevere e-mail: Per favore Signora, può convalidare le nuove Condizioni generali di vendita? Basta fermarsi presso una stazione Velib, appoggiare la Sua tessera e le verrà chiesto automaticamente di convalidare...


Automaticamente, automaticamente...non proprio, ci avevo già provato due volte e nessuna richiesta automatica mi era giunta. Così stamattina ero motivata più che mai per fare luce sull'argomento e si sa che quando si è motivati si riesce sempre ad andare fino in fondo.

Dunque prendo la mia bicicletta, faccio i miei dieci minuti di tragitto e quando arrivo alla mia meta appoggio la tessera per cercare di capire come convalidare queste benedette condizioni. Lo schermo mi chiede il mio codice, inserisco il codice, lo schermo mi chiede cosa voglio fare, se voglio prendere una bicicletta (no, già l'ho presa), conoscere la prossima stazione più vicina (no) o parlare con un operatore?
Parlare con un operatore? Ma come? Dove? Se scelgo questa opzione mi appare qualcuno sullo schermo? Mi possono vedere? C'è una telecamera?
Seleziono questa opzione e inizio a guardarmi attorno. Non vedo nulla. Lo schermo dice Attendere prego. Attendo prego. Poi lo schermo mi dice: Adesso può parlare.
.....
Ma con chi? Dove devo guardare? Chi mi sta ascoltando?
Prima di osare parlare alla macchinetta del Velib, mi guardo attorno: se passa  qualcuno devo prima spiegargli con chi sto parlando altrimenti chiamano il manicomio. Per ora non passa nessuno. Inizio a parlare: - Buongiorno, ehm... scusi.... ehm.... non riesco a capire come convalidare le nuove Condizioni generali di vendita. Ricevo mail da settimane, ma poi arrivo alla stazione e non capisco come fare...
Sono attaccata alla macchinetta, quasi l'abbraccio....passa una coppia, si gira a guardarmi, poi si guardano tra di loro, avanzano un po' e di rigirano a guardarmi. Io faccio finta di nulla e mi guardo attorno.

Lo schermo continua a mostrare la scritta: Parli pure, la ascoltiamo.
A queso punto rispondo a tono: - Ma sto parlando... ho spiegato tutto il fatto...ma posso capire con CHI sto parlando...?
Passa un'altra coppia.... a questo punto vorrei quasi chiamarli e spiegare loro che ho appena scoperto che è possibile parlare con le stazioni di Velib, sono sicura che nessuno lo sa! però mi fermo perché per ora non ho ricevuto nessuna risposta e quindi non posso sostenere fino in fondo la mia tesi.
All'improvviso qualcuno mi parla: Buongiorno Signora, cosa posso fare per Lei?
- Ehm..ma chi è? Dove devo guardare mentre le parlo?
- In su, Signora, guardi verso su, il microfono è in alto.
- Ma potete anche vedermi?
- No, solo ascoltarla. Parli pure.

Così, attaccata alla macchinetta per cercare di sentire nonostante il traffico, le moto e gli autobus, inizio a guardare verso il cielo e a parlare: - Sono settimane che ricevo una mail in cui mi si dice che devo convalidare le Condizioni generali di vendita, ma non so come né dove? 
- Mi può dare il Suo codice per favore?
- Certo, eccolo...
Adesso dall'esterno sembravo ancora più una pazza, non solo parlavo da sola guardando verso l'alto, ma davo anche l'impressione che qualcuno dall'altra parte mi rispondesse, un vero e proprio dialogo..., con una macchinetta elettronica, che mi chiedeva dati, nome, informazioni...
- Ah Signora ho controllato, Lei ha già convalidato le nuove condizioni.
- Ma quando? Come? Dove?
- Non lo so, ma sono già state convalidate.
- E ma allora perché continuate a mandarmi e-mail.
- Non ne tenga conto, è tutto a posto. Prenda tutte le biciclette che vuole.

Allora, avevo ragione! il solo fatto di aver pensato dentro di me che ero d'accordo con le nuove Condizioni generali...aveva automaticamente inviato il messaggio alla Società di gestione. Se lo racconto a qualcuno mi crederà?

venerdì 8 luglio 2011

Sorridi, sei su Candid Camera

Circa tre anni fa, quando ero povera, non facevo il carissimo abbonamento dei trasporti tutti i mesi. Così, una volta ho preso il bus solo per qualche fermata senza....ops, posso dirlo? senza biglietto. Naturalmente, secondo la legge di Murphy, giusto una fermata prima della mia sono saliti i controllori e quando salgono non c'è scampo, qui la polizia è cattiva con uomini e donne, neanche a pensarci di sorridere come facevo a Napoli quando, sempre senza casco e senza documenti, dopo avermi fermata mi lasciavano andare via.
Dunque il cattivissimo controllore mi ha chiesto i documenti e io tranquilla glieli ho dati. Lui si è segnato l'indirizzo e mi ha lasciato finalmente andare via. Ciao..ciao. Ma intanto io avevo cambiato indirizzo e volevo trasformare quest'esperienza in un esperimento sociologico finalizzato a scoprire se quando prendi una multa e cambi indirizzo in Francia ti trovano. Per Napoli già conoscevo la risposta.

Due anni, e tre traslochi, dopo l'ufficio delle entrate mi ha trovata! e mi ha mandato un avviso per dirmi che mi avrebbero prelevato 180€ dal conto per pagare la multa più gli interessi. Très bien: chissenefrega. Cosa mi cambiano 180€? Che facciano pure. Go ahead.
Quello che invece mi ha dato un po' sui nervi sono stati i 18€ che si è presa la banca in qualità di "spese dossier", quali spese poi? vai a capire! Comunque, andasse per i 180, andasse pure per i 18, tanto tutto avrebbe avuto luogo sul mio conto senza che io mi accorgessi di nulla, l'unica cosa che avrei visto sarebbero state due linee sul mio estratto conto. Tant pis. Pagamento avvenuto. Eravamo tutti contenti.

Due settimane dopo, l'Ufficio delle imposte mi ha mandato un'altra lettera per dirmi che mi avrebbero prelevato 180€ sul mio conto per una multa che avevo preso due anni prima. Eh NO! Una volta sì, ma due no! 198€ ve li avrei dati, ma 396€ non ci sono santi!
Così ho chiamato l'agenzia delle entrate per fare presente che mi avevano addebitato due volte la stessa multa, ma loro hanno negato. Io gli ho ripetuto che avevo sotto gli occhi le DUE lettere che mi avevano mandato reclamando due volte la stessa multa a due settimane di distanza e il tipo dall'altro capo del telefono ha cominciato a deridermi dicendo che ero pazza, che non ci vedevo, che stavo inventando tutto.
- Certo! non ho altro da fare.
- Signora, per favore la smetta, basta non mi faccia perdere tempo.

Molto basita, ho chiamato la banca per chiedere perché in tutto questo mi avevano prelevato due volte questa somma senza neanche chiedermi l'autorizzazione. E... colmo dei colmi anche la banca nega che mi abbiano prelevato i soldi due volte. A quel punto mi sono fermata, mi sono data uno schiaffo, ho cercato di assicurarmi che fossi sveglia, ho acceso e spento la luce, aperto e chiuso la porta...sembrava tutto in regola, tutte le leggi della coscienza in stato di veglia erano soddisfatte....
Ho richiamato la banca, sperando che qualcun altro del centralino, dalla maggiore disponibilità all'ascolto, "cercasse" e "vedesse" finalmente che due volte 198€ euro erano andati via. Ma nulla, senza speranza.

Finché un giorno, l'ennesima persona della banca a rispondermi ha avuto un'idea: - Signora forse una volta la somma è stata prelevata sul suo conto liquido e una volta sul libretto di risparmio!
- Ma come mai? come è possibile? se l'Agenzia delle entrate manda una richiesta perché non prelevate sempre sul mio conto corrente?
- A questo non so risponderLe.
- Perfetto! ma io adesso cosa devo fare?
- Chiami l'Agenzia delle entrate e dica loro che Le hanno prelevato due volte la stessa multa.
- Ma ci ho già provato! non mi credono.
- E Signora cosa posso dirLe? riprovi!

Ho riunito tutte le mie energie positive, ho fatto una preghiera e ho riprovato. Non ha funzionato. Ho richiamato la banca, mi hanno ridetto di chiamare l'Agenzia dell'entrate, gli ho detto che l'avevo già fatto, mi hanno ridetto che loro non ci potevano fare nulla, io ho incominciato a chiamare in causa tutti i miei neuroni e tutte le mie connessioni sinattiche affinché mi inviassero un'idea. Ok: l'idea era quella di bombardare di telefonate la banca affinché accettassero di chiamare loro l'Agenzia delle entrate per dirgli che mi avevano prelevato due volte la stessa multa, ero sicura che se glielo avessero detto loro ci avrebbero creduto. Il segreto è di restare decisi ma gentili, non devi abbandonare, non devi smettere, non devi fargli capire che hanno vinto loro, ma devi restare cordiale, sorridente e adorabile facendogli capire con il miglior ragionamento razionale possibile che hanno torto. Questo non lo ammetteranno mai apertamente, ma magari anche senza ammetterlo accettaranno di fare ciò che gli chiedi. E così ce l'ho fatta! sono riuscita a dividere l'atomo! e una signora della banca per la disperazione creata dalle mie dieci telefonate al giorno ha finalmente accettato di chiamare l'Agenzia delle entrate. L'Agenzia gli ha subito creduto e immediatamente hanno accettato di rimborsarmi i 180€ reclamati per sbaglio.

Il tempo è passato, io ero felice, folleggiavo tranquillamente per Parigi e continuavo la mia vita finché non è arrivato l'estratto conto di quelle operazioni. Ho verificato che i 180€ mi fossero stati rimborsati, risposta affermativa, ma poi l'occhio mi è caduto sui 18€ euro di spese dossier pagati due volte. Eh no! perché devo regalare 18€ euro alla banca per il nulla. Già la prima volta li avevo pagati senza battere ciglio, ma ora diventava una questione di principio. Ho chiamato la banca: - No Signora mi dispiace deve farseli rimborsare dalla Agenzia delle entrate.
- Ma siete voi che me li avete prelevati, loro che c'entrano?
- Deve farseli rimborsare da loro.
- Ma se non volevano neanche restituirmi i soldi che mi avevano preso ingiustamente, si figuri se mi rimborsano dei soldi che non sono stati loro a prelevarmi!
- Deve farseli rimborsare da loro.
- Ma se siete stati voi a doverli convicere a restituirmi i soldi della multa! non mi ascolteranno neanche!
- Deve farseli rimborsare da loro.
A quel punto mi sono resa conto che stavo parlando con un uomo elettronico, uno di quelli che si possono trovare nel PDL, che quando intervistati ripetono tutti la stessa frase anche se non risponde alla domanda posta e dunque ho deciso di lasciare di nuovo stare per un attimo e attendere un'altra idea geniale.
Ho scritto una lettera alla direttrice della banca, spiegando tutti i pregressi e chiedendo il rimborso dei 18 euro. Dopo una settimana ho ricevuto una risposta in cui mi si diceva che erano desolati ma non mi potevano rimborsare.
Avevo bisogno di un'altra idea.... ho riscritto un'altra lettera in cui dicevo che la loro risposta mi aveva profondamente ferita, che non mi aspettavo di essere trattata così dalla mia banca, da una banca che pretendeva di essere accanto alla gente, da una banca che avrebbe dovuto coccolare i suoi clienti e non trattarli a pesci in faccia, da una banca che avrebbe dovuto essere un esempio di onestà mostrando di incassare soldi solo in cambio di servizi validi, da una banca che...

Una settimana dopo ho ricevuto una lettera:

Gentile Signora,

  Siamo lieti di annunciarle il rimborso dei 18€ di spese dossier pagati due volte.

Per servirLa, cordiali saluti

XXXX

A quel punto, avevo un solo pensiero: Sorridi Manu, forse ti stanno filmando ed è meglio pensare a come verrai nel video, se lo mandano in onda devi essere al meglio...

venerdì 17 giugno 2011

Dedicato al Signor Lante

In relazione al mio vecchio post Failure is an option, ecco una nuova conferma, cito dal libro che sto leggendo senza darne il titolo per non fare pubblicità occulta:
"Il successo per me significa ridere spesso e molto (aggiungo io: i parigini non avranno mai successo), meritare il rispetto delle persone intelligenti e l'affetto dei bambini, guadagnarsi la stima dei critici onesti e superare i tradimenti di quelli che non sono veri amici, apprezzare la bellezza, trovare sempre il meglio negli altri, lasciare dietro di sé un mondo un po' migliore nelle spoglie di un bel bambino, di un bel giardino o di una condizione sociale meno dura, sapere che un solo essere umano ha respirato più facilmente grazie a noi, ecco cosa è per me il successo. [...] Il fallimento non esiste. Esistono solo i risultati. Nella nostra società le persone sono programmate per pensare che quello che chiamiamo fallimento sia da fuggire con tutte le proprie forze. Tuttavia, tutti siamo stati bocciati a un esame, abbiamo sofferto per la fine di una storia, messo su un progetto in cui tutto è andato storto. Utilizzerò la parola "risultato" in tutto il libro perché è quello che vedono le persone che hanno successo, non vedono il fallimento, considerano anche quest'ultimo un semplice risultato. I maggiori successi non li ottengono coloro che non falliscono mai, ma coloro che sanno trarre lezioni dalle esperienze tentate e non riuscite. Essi si servono di quello che hanno imparato e provano qualcos'altro, agiscono diversamente e ottengono nuovi risultati. Qual è il vantaggio che avete rispetto a ieri? Senza dubbio, l'esperienza. Chi crede al fallimento, si forma apriori un'immagine interna di quello che rischia di non funzionare. Avete paura del fallimento? Che ne direste di imparare? È possibile imparare qualcosa da tutte le esperienze e vedere una parte di successo in tutto ciò che facciamo".

giovedì 16 giugno 2011

Non sono cattiva, sono solo parigina

La settimana scorsa ho per la seconda volta accidentalmente perso il mio abbonamento della metro già pagato per tutto il mese di giugno. La cosa peggiore che possa succederti qui a Parigi è propria questa. Non so perché fossi sicura che se avessi fatto la richiesta per rinnovarlo avrei dovuto ripagare il mese in corso, ero convinta che non fosse informatizzato e che quindi non potessero sapere cosa avessi o non avessi già comprato.
Quando arrivo allo sportello deputato a questo tipo di operazioni annuncio alla signora che ho perso il mio abbonamento e le chiedo cosa bisogna fare in questi casi e se è possibile recuperare l'abbonamento del mese in corso. Lei mi dice: - Certo, lo può recuperare, solo che deve pagare 8 euro.
- Davvero? Ma è fantastico, non lo sapevo! Gliene pago quanti ne vuole! L'importante è che posso recuperare la tessera e l'abbonamento.
Sorrido, manifesto gioia con il linguaggio del corpo e del viso e ripeto: - Ma è un sogno, grazie, che bella notizia mi ha dato.
- Sì, non si preoccupi, c'è una soluzione anche per le persone sbadate come Lei.
- Sì, soprattutto che la cosa peggiore che possa capitare a Parigi è perdere la tessera della metro, di tutto il resto si può fare a meno, ma quando si perde l'abbonamento dei trasporti si è perduti.
Sorride.
Poi mi chiede: - È da tanto a Parigi.
- Sette anni.
- Ah beh, già un bel po'.
- Sì in effetti.
- E le piace?
- Beh, diciamo che qui è molto diverso da dove vengo, io sono originaria del Sud Italia e lì è praticamente Africa quindi è una cultura molto diversa.
- Per esempio?
- Beh, siamo molto più aperti, manifestiamo apertamente i nostri sentimenti e le nostre emozioni, parliamo con tutti.
- Sì è vero che qui ognuno se ne sta per i fatti suoi, la gente non si parla, però il Sud forse è più simile a voi..
- Sì, è vero.
- Poi, oggi sempre peggio, con Internet le persone si parlano ancora di meno. Io lo vedo con mio figlio che ha 15 anni; io quando avevo la sua età stavo sempre fuori e lui invece sta sempre in casa. Anche se con le cose che si sentono in giro, a volte penso che forse è meglio così, almeno sto tranquilla.
- Potrebbe invitare i suoi amici a casa.
- AH NO! Non esageri! Sono contenta di avere lui a casa, ma i suoi amici no.
- Ahahahaha, da noi c'erano sempre almeno due persone a pranzo tutti i giorni e il pomeriggio ancora di più.
Sorride. Poi mi dice: - Comunque una soluzione c'è, come per l'abbonamento della metro...
Mi illumino d'immenso, sorrido e gli occhi mi si riempiono di gioia, sento che sta per darmi la soluzione a sette anni di ricerche su come sopravvivere in questa città. Le mie cellule sono tutte orecchi...
- Non deve fare altro che smettere anche lei di parlare alla gente.
...........
Non commento. Giro in positivo. E le dico: Sì, sì infatti, è già da cinque anni che non parlo più con nessuno, spingo tutti nel metro, do gomitate..sono diventata una str...
Lei mi guarda raggiante.. - Brava! è così che si fa, è perfetto per sopravvivere qui.
- L'unico problema è che quando torno al mio paese, i miei amici mi dicono che sono diventata cattiva.
- E Lei risponda: non sono cattiva, sono solo parigina.

lunedì 30 maggio 2011

Tienes que seguir buscando

Pina.
Basta il nome. Tanto si sa che è lei.

A riprova del fatto che non serve fare tanto rumore per farsi ascoltare. Tanto chi deve sentire sente lo stesso.

Lei non diceva nulla, non spiegava cosa fare. Con una semplice frase andava direttamente al cuore di una persona e quella frase da sola fungeva da spiegazione. Non criticava mai e non spiegava mai. Ma faceva venire fuori quello che voleva manifestarsi.

I suoi movimenti sono tra la danza e il teatro. Sono quei movimenti che non devono avere un senso o una spiegazione per avere il diritto di esistere. Proprio come l'essere umano. Sono dei movimenti che nascono dalla ricerca. Dalla ricerca dei limiti, delle paure, delle gioie, delle rabbie, delle frontiere, dell'indicibile. Perché a volte la parola non aggiunge, ma toglie.

Il solo sguardo di Pina, dolce, malinconico e lontano, dà voglia di guardarsi dentro, perché lei quando guarda qualcuno vede qualcosa che gli altri non vedono e che talvolta neanche noi stessi vediamo. E con la sua delicatezza ci dà voglia di esplorare questo qualcosa, senza averne paura.

Pina vede la bellezza ovunque. Perché tutti siamo belli. Pina non si interessa a canoni o a misure, ma alla profondità contenuta nella bellezza, ai messaggi che si celano dietro. E vuole far venire fuori quei messaggi affinché la bellezza si riveli attraverso di essi.

Danzare con e per Pina non è facile, perché richiede un'analisi profonda e costante di noi stessi e un dialogo profondo e costante con noi stessi. Richiede di vincere la paura.

Quando ritiene che una persona non dia il meglio di sé, Pina non avanza critiche né dà particolari indicazioni. Si limita a dire una frase che non può far altro che giungere diritta al nucleo: Devi continuare a cercare.

Grazie Pina. Grazie a quelli come te che arricchiscono questo mondo. Ecco come contribuire a costruire un mondo migliore.