Andie va a spasso

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lunedì 21 maggio 2012

Calcio e catecumeni

Ieri è stata una giornata davvero chiarificante.
Per puro "caso", c'era la partita del Napoli e il ritrovo annuale nazionale dei catecumeni a Napoli.
L'altro ieri è stata uccisa Melissa Bassi, la notte dei musei è stata annullata a livello nazionale per lutto. Oggi pare sia tornato tutto nella norma e ieri tutti avevano voglia di festeggiare.
Io no. Ma proprio per niente.

Quella stessa gente che è rimasta per strada fino oltre alle 2-3 di notte, ho immaginato che meraviglia sarebbe se scendesse in strada con lo stesso entusiasmo, gridando, strimpellando e girando senza sosta per la fine delle ingiustizie, per mandare a casa tutta la classe politica, per reclamare i propri diritti all'acqua, a un territorio pulito e bonificato, per i servizi sociali, per delle strade in stato decente, per tutti i nostri diritti, tutto quello che meritiamo, di cui abbiamo bisogno e che dobbiamo pretendere. Proprio con lo stesso entusiasmo.

Ho pensato che meraviglia sarebbe stato se le migliaia di persone che hanno fatto tutto il tragitto in treno per venire da tutta Italia all'incontro catecumenale e che hanno attraversato tutte le strade del centro cantando l'Alleluja, avessero fatto lo stesso, pacificamente, cantando affinché questa classe politica vada a casa, affinché sia fatta la legge sulla corruzione, affinché finiscano le mazzette, gli appalti illeciti, l'impunità, o anche solo attraversando tutte le strade della città cantando e smettendo di comprare qualsiasi cosa affinché tutti nel nostro paese abbiano una casa decente, cibo, istruzione e abiti decenti.

Ho pensato che meraviglia sarebbe....

Poi mi sono chiesta come mai la polizia e lo stato lasciano migliaia di catecumeni e quasi un milione di napoletani scorazzare e gridare, suonare le trombe, fare casino, creare smog mentre non lasciano alcuna manifestazione politica avere luogo tranquillamente. I cittadini non hanno il diritti di riunirsi per dimostrare il proprio disaccordo con le scelte politiche ed economiche, ma possono riunirsi, fare casino, distruggere, scassare per una partita di calcio o per una manifestazione religiosa. Non c'era nessuno schieramento dell'esercito ieri. La città era invasa da tifosi e religiosi e nessuna macchina della polizia era in giro. Mentre un cittadino normale che non ha voglia di picchiare né distruggere non può scendere in piazza per affermare con forza la propria idea sulle politiche sociali ed economiche in atto.

Bello! Grande! Viviamo in una società dominata dal calcio e dalla chiesa e neanche ce ne accorgiamo.
Chiesa e nobili si spartiscono il potere da duemila anni, ora lo dividono anche con il calcio. E gli altri stanno a guardare, pensando che un giorno di lutto metta le coscienze a posto.



venerdì 20 aprile 2012

Una conversazione francese

Ora vi spiego il meccanismo. All'inizio sembra difficile, ma basta praticarlo per un paio d'anni e sarà vostro per sempre.

Quando volete dire a un francese che non siete d'accordo su una cosa, o esprimere la vostra opinione negativa sul suo operato o addirittura reclamare per qualcosa, ecco come dovete fare.

Aprite bene le orecchie e immaginate la conversazione.

Esprimete il vostro punto di vista gentilmente ma fermamente, ovvero senza alzare la voce o utilizzare parole forti, ma senza neanche ingentilire i fatti. Cattivi e gentili (so che può sembrare una contraddizione, ma in Francia dovete imparare a far convivere gli opposti).
Lei si metterà sulle sue, inizierà a negare o a controbattere o a discutere.
Pian piano, senza particolari interventi da parte vostra, inizierà ad attaccarvi e ad accusarvi esattamente della stessa cosa di cui avete accusato lei.
All'improvviso vi troverete voi dalla parte dell'accusato, senza neanche sapere come esserci finiti e vi verrà presentato un reclamo che pensavate di star presentando voi.
Restate calmi. Quello è proprio il punto fondamentale della conversazione in cui non dovete 'farvi avere' e perdere la vostra posizione predominante.
Lasciate sfogare.
A questo punto, ripetete esattamente la stessa cosa con la gentilezza più assoluta, aggiungendo quanto ci siete rimasti male perché avevate le migliori intenzioni del mondo e non vi aspettavate quella cosa per cui state esprimendo rammarico.
Insistete per un quarto d'ora, anche se l'altro non interloquisce, dopo scoprirete perché non lo fa.

Dopo un po', la vostra interlocutrice inizierà ad ammettere i suoi torti che all'inizio aveva negato e rigettato con veemenza fino ad accusarvi della stessa cosa. Vi dirà che è vero che ha fatto quello su cui non siete d'accordo e ve ne spiegherà i motivi. Se siete fortunati, potrebbe addirittura scusarsi, ma già quando sentirete la frase: "Effectivement, j'ai..." siete sulla strada giusta. Avete ottenuto il vostro scopo. La conversazione è riuscita.

Non saltate alcuna tappa. Non lasciatevi prendere dal panico. Funziona in tutti i casi.

Buona fortuna

martedì 20 marzo 2012

Attorno a loro

Chi sono i soggetti più importanti della società? Chi è la vita? Chi sa tanto più di noi?

Questa società è costruita al contrario. Fatta in modo che devi andare a lavorare per pagare qualcuno che cresca i tuoi bambini. Fatta in modo che maestra d'asilo sia un mestiere bistrattato e sottopagato. Fatta in modo che le donne ormai debbano sentirsi in colpa se sono incinta e avere paura di non essere assunte se in età da figli. Fatta in modo che sia al contrario.

Tutto dovrebbe partire dai bambini. Il mestiere di maestra dovrebbe essere il più onorevole di tutti, perché getta i semi di tutto quello che verrà. Le donne con figli dovrebbero essere pagate per poter stare a casa con loro e crescerli. Tutto, dai congedi maternità ai congedi paternità, al mondo del lavoro, alla struttura stessa della società, e delle case, dovrebbe essere costruito attorno ai bambini.

Chi è incinta oggi deve contare con il misurino i giorni che gli sono concessi prima di dover trovare una soluzione per parcheggiare il proprio bambino. I piccoli sono schiacciati tra un congedo, un'insegnante sottopagata e la mancanza di tempo dei loro genitori, come se fossero dei problemi a cui dover trovare una soluzione.

I bambini richiedono cure e tempo, attenzioni senza sosta. Chiedono tantissimo e hanno bisogno di tantissimo. A loro non basta essere fatti e parcheggiati. Pochi giorni fa dall'autobus ho visto un manifesto per strada "Genitori non si nasce". Quando si faranno dei corsi per imparare a diventarlo?

domenica 18 marzo 2012

Taglio e cucito


- Voi siete bravi con queste cose.
Ho capito all’istante cosa voleva intendere con tale affermazione, anche se a mio avviso totalmente infondata, ma non ho detto nulla. Finché, però, la signora ha insistito:
-     Voi siete bravi con queste cose.
-         Ma voi chi, scusi?
-         Voi Napoletani, con il taglio e cucito, lei è di Napoli, vero?
-         Sì, sono di Napoli, ma non so cucire un bottone.
-         Va beh, ma la sua mamma saprà sicuramente farlo.

Nel tentativo disperato di vendermi una canottiera di tre taglie sopra la mia, la nonna (è lei che dovrebbe essere brava con taglio e cucito) mi ha detto che bastava riprenderla un po’ sui lati e che non sarebbe stato un grande problema perché “noi siamo bravi”.
Questa poi. Non mi era mai capitata prima.

Così, in un’assolata mattinata milanese, ho scoperto che abbiamo anche questa caratteristica: siamo bravi a fare le pieghe alle canottiere. Ma da dove avrà dedotto tale convinzione la nonnetta? 

Al momento, l’unica decisione che ho preso è stata di non acquistare la canottiera, sapendo che io, Napoletana, non sono assolutamente brava a cucire e che mia madre l’avrei vista più di un mese dopo, quindi se la nonnina milanese mi avesse proposto di aggiustarmi lei, gratis, la canottierina l’avrei forse acquistata perché molto carina ma, in caso contrario, nulla di fatto.

Tutto ciò mi ha fatto sorridere, senza generare alcun astio nella mia pancia. Ricordo infatti con piacere che proprio il giorno prima (la vita non ce ne lascia mai passare una) avevo detto a mio fratello:
-         Questo mito dei pregiudizi verso i Napoletani, del razzismo, ... è acqua passata, io qui a Milano mi sento a casa.
Proprio dopo tale chiacchierata, in realtà, era già successo un altro episodio che mi aveva fatto sorridere. Nel metro, una signora infiocchettata parlava ad alta voce al cellulare, gridando:
-         Sì, ma se vuoi venire con me devi toglierti quell’accento napoletano, altrimenti te lo mettono davanti e di dietro.
Mi ero avvicinata per ascoltare il seguito della conversazione, ma non c’era altro di interessante.

La vita è davvero bella. A quel punto avevo io tutta la libertà: potevo decidere come sentirmi e come agire di conseguenza, poiché i pensieri diventano azioni e le azioni danno luogo a reazioni. Io non volevo contribuire a generare alcuna onda anomala.

Proprio questa mattina, ho fatto colazione con una persona estremamente interessante e umana che lavora sulla risoluzione dei conflitti e sull’arte di ascoltare. Vive a Milano da anni. Le ho chiesto di dove fosse originaria e lei mi ha detto che prima di tutto non si sente affatto Milanese, ma forse più Newyorkese e che le sue origini, comunque, sono romagnole, ma la sua mamma è di Venezia. Una cittadina del mondo. Libera da bisogni di identificazione e rassicuranti cliché geografici. Queste parole hanno risuonato in me. È proprio come mi sento io: una cittadina del mondo. E provo tenerezza per le persone che hanno bisogno, certamente spinte dai media e dalle paure, di stigmatizzare l’altro con categorizzazioni limitanti e, tra l’altro, più o meno pertinenti. C’è tanto, tanto da fare a riguardo. E restando tranquilla, sorridendo con dolcezza, sto sicuramente già facendo parte della mia parte.  

Forse proprio perché stavo meditando da un po’ su questi argomenti mi son capitate, di fila, le due esperienze del metro e della canottiera. Allora scelgo di restare libera. Di lasciare la signora con la convinzione che i Napoletani sappiano fare le pieghe. Non entro nel cerchio da loro tracciato e decido di non fare parte del gioco. Non pago la mia quota per il giro di giostra.
E, magari, seguo un corso accelerato di taglio e cucito perché ho anche pensato che imparare a fare le pieghe non è una cosa che mi dispiaccia del tutto…


venerdì 24 febbraio 2012

Ricetta: Il porco con i fagioli.

Svolgimento:

Prendi un filosofo figo, fagli dire una cosa e poi quando ti serve dici: "Diceva XXX che il lavoro nobilita l'uomo" e così gliela fai bere al popolo per tenerlo buono.

Crei un sistema univoco da cui nessuno può scappare e a cui nessuno può proporre un'alternativa. Rendi tutti schiavi di quel sistema in modo che penseranno che quel sistema li nutre, li fa vivere e li sostiene. Così poi da lì non si scappa più. Non puoi cambiare più niente perché le cose sono tutte talmente incastrate e incartapecorite tra loro che è ovvio che se ne cambi una tutte le altre cascano a domino. E poi è facile che come colpevole sia additato chi ha cercato di cambiare la situazione per farci uscire dalla rete del ragno. La rete è fatta apposta per farci credere che non possiamo uscirne. E sicuramente è utile ad alcuni che si nutrono di insetti, ma fa unicamente del male a tutti gli altri, la maggioranza, facendo loro credere che gli vuole bene e che li cura come un padre benevolo. Invece, li tiene schiavi con un sistema che rende dipendenti dal lavoro, in modo che senza lavoro non puoi neanche mangiare, bisogno primario, ma poi il lavoro non lo dà ed è lungi dal poterlo dare a tutti, infatti la disoccupazione non è una piaga, ma è voluta, è normale, fa parte del gioco, e del controllo.

L'aveva capito il genio di Lang tanti, tanti anni fa. E l'avevano capito tanti, tanti geni, scrittori, registi, ecc.. Ma è difficile farlo capire alla gente perché il sistema educativo è fatto per perpetrare i privilegi, le false credenze, le ingiustizie. E tutti credono nell'illusione. Tutti credono alla bolla, tutti credono alla crisi, tutti credono che veramente non ci sono soldi. Peccato che l'Unione Europea abbia stanziato la borsa per la ricerca scientifica più cospicua della storia, peccato che tanti colleghi mi dicano di non aver mai lavorato tanto con le traduzioni (e se si traduce vuol dire che le aziende vendono ed esportano), peccato che i paesi spendono cifre mai raggiunte prima per le armi, compresa l'Italia con 500 milioni di euro a novembre 2011. E noi crediamo ancora nelle favole?

Mi ricorda una ricetta proposta da Toni Tammaro, famoso cuoco e cantante napoletano: Il porco con i fagioli. Ingredienti:
1 kg di fagioli, un porco, una mazza.
Svolgimento:
inseguite il porco e quando vedete che non ce la fa più, colpitelo con la mazza e buttatelo nei fagioli.

BUON APPETITO!

Oggi, l'economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente. T.Terzani

mercoledì 22 febbraio 2012

Tre metri sotto il cielo


Adoro essere in treno. Sono come sospesa tra i mondi. Non sono né lì né là, ma solo qui. Nulla da fuori può chiamarmi, tanto non potrei andarci. 

Durante le ore che trascorriamo in treno e in aereo è come se non esistessimo per questo mondo. Nessuno può chiamarci o comunque non possiamo soddisfare nessun tipo di richiesta proveniente da nessuno. Nessuno può fermare un treno, nessuno può scendere.
Per qualche ora apparteniamo a un sogno, attraversiamo il mondo senza avere il controllo di nulla. Ci possiamo davvero abbandonare, viviamo una metafora di come dovremmo vivere ogni momento: rilassati, abbandonati, senza pretese di controllo di alcun tipo su nulla.

Adoro viaggiare in treno, sono gli unici momenti in cui mi do il diritto di non occuparmi di nulla. È incredibile come tutto ciò, l’abbandono del controllo e la calma che lo accompagna, sia dato unicamente dal fatto di non toccare terra. A pensarci bene infatti mi capita anche in alto mare, è come se fossimo lontani dalla vita per il fatto di non avere i piedi sulla terraferma.

Adoro viaggiare in treno. Resto appoggiata allo schienale del sedile e vedo il mondo scorrere ai miei due lati, per una volta è come se non mi appartenesse, tanto non potrei esercitare alcuna azione su di lui.

Adoro viaggiare in treno, in quei momenti non appartengo a nessuno e nulla mi appartiene. I pensieri sono come ovattati e i sogni possono avere libero sfogo senza alcun limite. 

venerdì 10 febbraio 2012

Mi manca un venerdì

Oggi il mio telefonino mi avverte che ho ricevuto una chiamata sabato 11 febbraio alle 10h13.
Oh! È già domani?

Mentre guardo Arte, cerco su google notizie sul programma che stanno trasmettendo e non le trovo. Il sito insiste con il darmi i programmi di domani.

Il venerdì 10 febbraio è sparito dal mio telefono e dalla programmazione di Arte...

Questa cosa mi piace un sacco a dire il vero, immaginate se potessimo decidere, un po' come in Eternal sunshine of the spotless mind, che giorno debba essere e se uno non ci piace lo possiamo cancellare, mentre se ci serve più tempo possiamo aggiungerne un altro.


Ora, non so cosa stia capitando in giro, ma il mio telefono pare aver capito che può liberamente scegliere in che giorno vivere, vibrare e ricevere chiamate.


Continua... 


mercoledì 8 febbraio 2012

Carboidratati

Una mia amica esperta nutrizionista mi ha detto che il grano ha un effetto a livello mentale, dal momento che contiene oppiodi. In pratica, funziona come una specie di droga e induce al sedentarismo e all'apatia. Infatti, esiste anche l'espressione "coma da carboidrati" o, in inglese, "carb-coma".
E non stiamo parlando di karma-coma.

Oggi, leggo che in Russia ci sono manifestazione contro il regime Putin, anche con 20 gradi sotto zero. Si sono ribellati Tunisia, Egitto, Siria, Iran, persino negli Stati Uniti si tenta con Occupy Wall Street e Boston. A noi cosa succede?

Sembra quasi che questo grano ci immobilizzi, ci ipnotizzi, ci pietrifichi e mummifichi.

Io propongo una pulizia del sangue e una sospensione di pasta, pane e pizza per un periodo massimo di 6 mesi. Secondo gli esperti è un tempo sufficiente per preparare le nostre vene a scendere in piazza e iniziare la rivoluzione.

Che ne dite?




mercoledì 23 novembre 2011

E non finisce qui

Cari amici, forse per prendermi in giro, forse perché le onde di un'azione restano per molto tempo dopo che la stessa è finita, ma l'amministrazione francese continua a fare parte della mia vita e anche da lontano continua a divertirmi (non proprio). Ora saprete come.

Prima di partire ho chiamato la banca per chiedere come bloccare l'autorizzazione di prelievo dal mio conto all'operatore di telefonia fissa e Internet (Free) perché ero sicura che mi avrebbero giocato brutti scherzi.. La banca mi ha indicato come fare e io l'ho fatto. Dunque pensavo di aver messo tutto a posto. Oggi, consultando per caso il mio conto corrente vedo che nulla è a posto perché è avvenuto un altro prelievo da parte di Free. Non mi soprende più di tanto. Mi aspettavo comunque qualche problema di qualsiasi natura esso fosse.
Chiamo la banca e spiego che ho effettuato il procedimento di blocco dell'autorizzazione di prelievo, etc.., etc..
Ovviamente il tipo mi dice subito che non è valido perché non ho mandato una raccomandata!
Io gli faccio presente che il suo collega dell'altra volta mi aveva detto che potevo farlo attraverso l'interfaccia del mio conto corrente senza raccomandata. A questo punto, ormai è la prassi conosco tutti i singoli passaggi, il tipo mi dice che verifica. Sparisce e non torna più per svariati minuti. Al suo ritorno, la sorpresa: ovviamente avevo ragione, avevo regolarmente fatto quello che si doveva fare per bloccare l'autorizzazione di prelievo, ma loro non avevano tenuto conto della mia richiesta (che novità!). A questo punto, il tipo mi rende noto che ha già avviato la procedura di rimborso della somma prelevata.
Allora, oso chiedere: - Ma come? Mi rimborsate voi? E poi la Free con chi se la prende?
- Non si preoccupi Signora ce la vediamo noi.
- Cioè mi pagate voi l'ultima fattura?
- No, noi ci riprendiamo i soldi da Free, poi la Free se vuole ritorcersi contro di Lei lo farà, a me questo non interessa.
- Sì, ma interessa a me. Io non voglio che mi rimborsiate i soldi presi da Free, voglio solo che da ora in poi SOSPENDIATE L'AUTORIZZAZIONE DI PAGAMENTOOO!!
- È impossibile Signora, Lei sarà rimborsata domani.

Le pupille mi giravano tutto attorno ai confini degli occhi. Sto sognando? O son desta?
Adesso, grazie alla banca che non ha tenuto conto della mia richiesta e che poi ha fatto di testa propria con il rimborso senza che neanche io glielo chiedessi, avrò la lettera di Free che si ritorcerà contro di me e che mi chiederà di pagare anche i danni per tutto il casino avvenuto.
Inoltre, tante altre cose potrebbero succedere e adesso che siete più pratici con l'amministrazione dell'Esagono potete aiutarmi a indovinare: La banca mi rimborsa e poi mi chiede le spese di dossier per il rimborso?
La banca mi rimborsa, poi Free si ritorce contro di me e io gli dico che non sono stata io a chiedere alla banca di rimborsarmi e di chiedere a loro il rimborso a loro volta, gli dico che io volevo lasciare andare il pagamento già prelevato ma che la banca mi ha obbligata a non pagare?? Mi crederanno? Ovviamente no! Quindi dovrò chiamare la banca per supplicarli di convincere la Free che non sono stata io a non voler pagare, ma che mi hanno contretta loro a essere rimborsata per poi chiedere a loro volta il rimborso alla Free che adesso se la sta prendendo con me per qualcosa che non volevo fare?
Sono nel paese della libertà, ma non sono neanche padrona del mio conto corrente???

Continua...
Vediamo cosa succederà, come e...QUANDO??


sabato 19 novembre 2011

La casa chiude i battenti

Cari fans, vi chiedo scusa per la mia lunga assenza, ma ultimamente ho vissuto una profonda crisi: tornare in Francia per poter scrivere ancora i miei post o restare qui e non farvi piü divertire? Accetto voti. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Qui funziona tutto bene: vuoi fare la tessera nazionale per avere sconti sui treni e non hai né un indirizzo, né un conto in banca? Non c'è problema, vai alla stazione e in due minuti ce l'hai in tasca.
Vuoi avere un numero di cellulare? Non c'è problema, vai in qualsiasi negozio e in tre minuti ce l'hai.
Vuoi contestare una multa? Non c'è problema, basta dimostrare che non eri lí quel giorno e te la tolgono.
Tutto è semplice, tutto troppo semplice, non sono piü stressata e sto iniziando a preoccuparmi.
Un mio amico tedesco che era venuto a trovarmi a Parigi l'anno scorso mi ha chiesto: - Manu, ma cosa ti è successo?
- In che senso?
- Non lo so, ti vedo molto piü tranquilla, a Parigi eri stressata.
I miei capelli hanno tirato un sospiro di sollievo: "Allora si vede che stiamo molto meglio", hanno pensato con fierezza.
Allora si vede anche da fuori che le mie cellule si sono calmate! Non ho potuto fare a meno di ricordare un incubo avuto la settimana scorsa: tornavo a Parigi! Mon Dieux, ma che volgarità.

Adesso, sto portando avanti una delle mie indagini statistiche sui tedeschi e devo dire che non sono ancora riuscita a pensare a un solo post divertente, qui non succede nulla di assurdo!! I vicini nel palazzo sono gentili e dicono sempre buongiorno con il sorriso; i commessi nei negozi quando vedono che non parlo la lingua mi aiutano in tutti i modi con frasi in inglese, frasi in italiano o gesti universali; le biciclette salgono sui marciapiedi e nessuno si incavola; persone che ho da poco conosciuto mi invitano a casa; i miei colleghi mi invitano a pranzo; la gente mi sorride negli autobus; nei treni gruppi di amici ridono a crepapelle, le persone parlano e i bambini giocano indisturbati!! Ma vi rendente conto??? Siamo al limite del ridicolo. Io non ho parole! Sono tutti pazzi! E insomma, dico io!

Quindi... vi renderete conto da soli, che qui.... tutti sono talmente gentili da essere noiosi e io ho iniziato a pormi questa domanda al contempo inquietante e ai limiti della dimensione spazio-temporale: dovrei tornare a Parigi per alimentare il mio blog o abbandonare progressivamente i miei fans?
Dunque, aiutatemi nella scelta con i vostri voti e commenti. Magari proverö spasmodicamente a trovare qualcosa di assurdo qui e a scrivere qualche post e poi, se non vi faranno ridere, chiuderö i battenti o mi riciclerö in blogger di ricette. Che ne dite? Partecipate al sondaggio numerosi. 

sabato 29 ottobre 2011

La risposta non la devi cercare fuori...

Ricordo sempre quella scena del film L'attimo fuggente in cui il professore sale sul tavolo per rappresentare un'attitudine di apertura verso la vita grazie alla quale si è sempre pronti a cambiare il proprio punto di vista. Non per forza bisogna cambiarlo, ma sicuramente è più che consigliato guardare agli avvenimenti o ai problemi da un'altra prospettiva. Sempre. Prima di prendere una decisione e di stabilire cosa pensare e che posizione prendere. E comunque è più che saggio rimanere aperti alla possibilità di cambiare di nuovo idea, se approfondendo l'argomento si scoprono cose che prima non si sapevano e che cambiano la nostra opinione a riguardo.

Questo flusso naturale e costante ci permette di non essere delle pietre in balia delle nostre stesse croste mentali, ma di vivere come individui capaci di usare tutte le risorse che il nostro cervello ci offre.

A tal proposito, il libro Come decidiamo, di Jonah Lehrer, illustra un esperimento condotto su votanti dei due schieramenti politici americani (repubblicani e democratici). L'esperimento consisteva nel monitorare l'attività neuronale dei partecipanti mentre venivano loro comunicate alcune notizie contrastanti circa le posizioni prese dai loro politici preferiti, ossia, ad esempio: Durante la campagna elettorale, un dato giorno Bush ha affermato che intendeva assicurare la migliore copertura medica possibile per tutti i veterani del Vietnam; quello stesso giorno la sua amministrazione ha firmato una legge per tagliare la copertura medica a 164.000 veterani.
Riguardo al candidato democratico, Kerry, si è detto ai partecipanti che aveva, a distanza di poco tempo, fatto affermazioni contrastanti sul suo voto per l'autorizzazione della guerra in Irak.
Al termine delle operazioni, si è chiesto a entrambi i gruppi quale delle due menzogne fosse più grave. Tutti quelli che votavano per Bush hanno affermato che la menzogna più grave era quella di Kerry, mentre quella di Bush non era poi tanto grave e viceversa.

Questo dimostra quanto il cervello, per restare tranquillo e non dover rivedere le proprie posizioni anche quando sa che sono sbagliate, racconta balle a sé stesso per stare con la coscienza a posto. Nel cervello avviene una vera e propria lotta tra diverse regioni, mirata a mantenere la propria opinione mentre si viene informati della contraddizione o della verità. Invece di utilizzare la parte razionale del cervello per ragionare sulle affermazioni contrastanti e giungere alla naturale conclusione, i partecipanti la stavano utilizzando per difendere il proprio candidato e una volta convinto tutto il cervello che questo aveva ragione e che l'altro era nel torto, hanno fatto appello al circuito interno della ricompensa che ha generato una sensazione di piacere a cui, naturalmente, si sono attaccati e da cui non volevano staccarsi più.

Dunque, quando non vogliamo ammettere qualcosa, utilizziamo tutto il nostro potenziale intellettuale per darci delle scuse e convincerci che abbiamo ragione, ignorando le informazioni di cui non vogliamo tenere conto e inventando cose che possano sostenere la tesi desiderata, quando siamo a posto con questa opera di convincimento, ecco che ci arriva la nostra dose di emozione positiva a farci sentire talmente bene da non darci per niente al mondo la voglia di uscire dalla questa zona di confort e metterci in discussione. Quindi il problema è chimico!! Basta solo accettare di sentirsi male per un po' e fare i conti con la chimica del fastidio e rimettere in discussione le proprie idee quando si sa benissimo che sono sbagliate.

Come diceva il mio idolo Quelo: la risposta non la devi cercare fuori, la devi cercare dentro e però è....
sbagliata!


lunedì 17 ottobre 2011

Cosa succederebbe se....

Ho l'impressione che ovunque mi giro qualcuno cerchi di metterci in gabbia. Ci dicono cosa dobbiamo pensare, cosa dobbiamo o non dobbiamo fare e la chiamano democrazia. Qualche giorno fa, dopo aver guardato ogni tipo di programma alla televisione italiana per una settimana, ho pensato: Oh mon Dieu! ma siamo in trappola, noi metà assennata della popolazione italiana siamo in trappola, siamo schiavi della metà che ha perso il cervello, che forse non l'ha mai avuto, che ha troppi interessi economici per poter conservare un briciolo di buon senso, siamo schiavi. E non possiamo fare nulla. C'è quest'uomo, che paga i suoi compagni di partito, che paga chiunque abbia bisogno di far tacere, che ha un'ottima padronanza delle strategie di comunicazione... un solo uomo... e siamo tutti schiavi, e la chiamano democrazia............ può essere democratico il governo di uno?
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Sto iniziando a credere davvero che la democrazia non esista e comunque non in questo modo di sicuro. Sto iniziando a dubitare fortemente del fatto che pochi scelti da tanti ignoranti possano governare tantissimi. Sto iniziando a dubitare seriamente del fatto che la democrazia sia giusta e a pensare che non sia poi tanto diversa da tutte le altre forme di dittatura.
La nostra democrazia, poi, è quella che lascia impuniti centinaia di parlamentari inquisiti per reati vari, che lascia liberi gli assassini responsabili delle mille vite perse a L'Aquila, ma che vuole condannare Battisti per le cinque di cui è responsabile. Chiamala democrazia. Bella... questa democrazia.
E potrei andare avanti per anni con esempi fantastici di democrazia, da un lato all'altro dell'oceano.

E se fossimo fatti per autogovernarci? Se fossimo capaci di utilizzare le mille potenzialità che abbiamo in quanto esseri dotati di un cervello spettacolare per inventare una nuova forma di governo o di non governo invece che per possedere sempre di più, fare sempre più soldi sul sudore e sulle spalle di tanti altri?
Io non ho il tempo di fare fortuna, ho troppe cose da fare più interessanti. Ciò non significa minimamente non guadagnare abbastanza da poter vivere in una bella casa e fare tutti i bei viaggi che voglio, ma che senso ha avere milioni di miliardi che non userò mai, ci sono talmente tante cose che voglio vedere, imparare, studiare, capire, a che serve passare il tempo solo a fare soldi... che noia...

Il colore dei soldi genera le nostre "democrazie"? O sono le nostre "democrazie" a dare il diritto di godere del colore dei soldi di cui si nutrono per crescere e prosperare?

La democrazia non si nutre forse di ignoranza? Non si nutre forse del bisogno delle persone di essere controllate? Non si nutre forse di paura?

Cosa succederebbe se smettessimo tutti e una volta per tutte di vivere nella paura? Del terrorismo, delle guerre, delle epidemie, del vicino, degli altri. Cosa succederebbe se fossimo tutti liberi, coraggiosi, critici, colti e forti? Potrebbe la "democrazia" attuale sopravvivere a una tale catastrofe?

sabato 1 ottobre 2011

Ecologica efficienza

Se dovesse capitarvi che nel negozio di alimentari vi dicano: - Mi dispiace, Signora, ma non c'è più carta nella bilancia delle verdure ed è molto difficile ricaricarla, quindi non può comprare frutta.

Se doveste ricevere 5 volte in due giorni la stessa lettera e doveste pensare che tra le cinque ci potrebbe essere una minima differenza e doveste cercare questa differenza in ogni cifra figurante sulla lettera e doveste scervellarvi per trovare tale differenza, per poi scoprire che sono tutte esattamente uguali e che semplicemente l'ospedale, l'agenzia delle entrate o la banca vi ha mandato 5 volte la stessa identica lettera.

Se doveste passare 30 minuti di orologio ad aprire tutti i singoli pacchetti di tutti i rossetti presenti nel negozio, assieme a uno dei commessi, per cercare il colore che desiderate semplicemente perché gli articoli non sono esposti ma chiusi in una vetrina a cui i clienti non hanno accesso.

Se doveste sentirvi dire in banca che non potete aprire un conto se non avete una residenza e nell'agenzia immobiliare che non potete firmare un contratto di affitto se non avete un conto in banca.

Se doveste fare tre ore di fila alla cassa del supermercato perché la cassiera deve inserire a mano tutti i codici degli articoli  poiché non li conosce e chiama ogni volta qualcuno al telefono per farseli dare.

Se doveste superare una feroce selezione per seguire qualsiasi corso di studi, anche pubblico, gratuito e universitario... non vi preoccupate, siete su Candid Camera e non siete soli... ci siamo anche noi!

mercoledì 28 settembre 2011

Go with the wind

Già lo vedevo davanti a me.
Cercava di sorpassare sulla destra le auto talvolta in movimento, talvolta ferme a uno dei mille semafori che costellano le vie di Parigi, ma veniva continuamente spaventato da una porta che si apriva a destra, da un'auto che si spostava leggermente su un lato.
Prima lo osservavo da lontano, poi, in men che non si dica, l'ho raggiunto e ha iniziato a ostacolare il mio passaggio. Ho iniziato a mandargli messaggi subliminali e telepatici: - Dai, sorpassalo, c'entri benissimo tra quelle due porte, ci entrerebbero tre biciclette... ma non serviva a nulla.

Così ho deciso di fargli vedere chi ero: un napoletana sulla bici a Parigi, e di fargli vedere come ci si destreggia nel traffico cittadino. Un-due, un-due...
Una porta si apre a destra? Leggero e impercettibile shift verso sinistra.
Le macchine si fermano al semaforo? Non c'è momento migliore per sfrecciare tra berline e monovolume per guadagnare i primi posti. Come una freccia, leggera e diretta verso l'obiettivo finale e soprattutto: senza paura!

Quando prendo qui la bici osservo questi tipi che guidano timidamente, sempre sulla destra, senza osare superare le auto a destra e a sinistra, magari per paura di rompere uno specchietto o di farsi schiacciare. E poi arriva la mia amica romana, che sale sui marciapiedi, si getta dall'altro lato della strada con l'ultimo secondo di semaforo giallo, surfa sull'onda degli incroci per prendere la direzione che le serve inserendosi nel flusso come una goccia lungo la corrente del fiume e poi ci sono io.... cresciuta nella scuola di Napoli, in cui un centimetro è uno spazio più che sufficiente per far passare una bici e dieci centimetri sono già uno spazio enorme per lasciar passare un motorino, in cui una distanza di 10 km da casa mia alla stazione la comprivamo in poco più di quattro minuti con la moto del mio compagno di liceo, in cui una porta che si spalanca a destra all'improvviso è la cosa meno pericolosa che possa capitare nella vita. Tutto è già formattato nel nostro DNA da prima che nasciamo, quella porta siamo già formati per schivarla ben prima di venire alla luce...

Ecco come avanziamo... come vele nella direzione del vento, come frecce scoccate dall'arco perfetto, facendoci piccoli piccoli quando serve e grandi grandi quando la situazione lo richiede; pesanti pesanti quando ce n'è bisogno e leggier leggier quando teniamo le cosce mosce mosce e non ce la facciamo neanche a camminare.
Go with the wind.

martedì 27 settembre 2011

Yes, we can

Ho imparato che nessuno può darti davvero consigli. La vita è tua e solo tu sai cosa vuoi e quanto sei disposto a dare per averlo.

Solo tu sai che valore hanno per te le cose. Per gli altri ne avranno uno completamente diverso.

Solo tu sai quali sono le tue risorse interne e dove e quando puoi farcela e dove e quando non sei ancora pronto.

Solo tu sai cosa vuoi superare e cosa no. Solo tu sai dove vuoi andare.

Gli altri possono darti consigli, certo, e sono più che benvenuti. Ma solo tu sei l'executive director finale di questi consigli e sai cosa farne e quali valorizzare e come e quando.

Alla fine, tutto il potere di scelta sta nelle nostre mani, tutto il potere di costruirci la vita che vogliamo. E se vogliamo, possiamo non ascoltare i consigli che secondo noi ci tirano verso il basso, possiamo rischiare di non ascoltarli e di fare di testa nostra... fa parte della vita. Sì, possiamo rischiare, possiamo scegliere, possiamo decidere. Possiamo. La nostra vita è nelle nostre mani.

Il "sistema" come fosse uno spirito nero e cattivo che aleggia sulla nostre teste, non esiste. Il sistema lo creano gli uomini e gli uomini siamo noi, quindi lo creiamo anche noi. E nessuno mai ci ha dato come condizione per nascere quella di seguire le regole di un fantomatico sistema. Il sistema finisce appena le persone iniziano a non sistemare più. Invece continua se ripetiamo tutti le stesse cose all'infinito, continua se pensiamo tutti allo stesso modo, continua se cantiamo tutti la stessa canzone.

Una calamita sul mio frigo recita: La vita non è trovare sé stessi, la vita è creare sé stessi.

Cosa ci impedisce veramente di farlo?

We got the power.
Yes, we can.


sabato 24 settembre 2011

Breaking the wall 2

Da quando sono venuta a vivere dove vivo ora, ho inizianto ad andare al centro estetico sotto casa mia e l'anno scorso ho preso una tessera per avere un prezzo ridotto sulle cure.
Purtroppo, ogni volta che ci andavo le ragazze cercavano di vendermi qualcosa di nuovo. Era sempre la stessa routine, dopo dieci minuti un quarto d'ora iniziavano:
- Signora, abbiamo un offerta su un prodotto che ritarda la crescita del pelo.
- Signora, abbiamo un'offerta sulla depilazione al laser.
- Signora, abbiamo un'offerta sulla pulizia del viso.

Ogni volta cercavo di inventare una scusa per non dover dire semplicemente - No, grazie. Non mi interessa. Perché dicendo solo - No, grazie. Non mi interessa, era ancora peggio. A quel punto dicevano - Posso chiederLe perché? A quel punto o avrei dovuto dire: Sono fatti miei, oppure inventare la scusa migliore per evitare che cercassero di convincermi. Insomma, una noia, fino al punto che mi dava talmente fastidio che non ci andavo quasi più, anche se avevo già la tessera pagata per 13 sedute.

Per fortuna, a un certo punto, non so perché hanno smesso, ma continuavo a non sopportare lo staff. O mi facevano aspettare per ore, o mi facevano male, oppure mi sembrava che mi trattassero con aria di sufficienza perché non compravo mai nulla. In particolare, c'era una tipa che non sopportavo proprio e dopo poco che frequentavo il centro estetico l'avevano nominata responsabile: non ero per niente felice. Cercava sempre di convincermi che aveva ragione e dato che non eravamo d'accordo sui cosmetici, iniziavo a stancarmi di discutere con lei.

Finché un giorno... tutto è cambiato.

Ero in procinto di partire per le vacanze e quindi sono andata a fare una visitina alla mia estetista. Quel giorno, non so perché, non hanno cercato di vendermi nulla e anzi mi hanno chiesto dove andassi in vacanza. Quando ho pronunciato la magica parola, tutto il negozio è caduto ai miei piedi:
- PALERMO??? non ci credo, anche io ci vado e com'è? mi ha detto la responsabile.
- Non lo so, non ci sono ancora stata, ma ho sentito che è bellissima.
- Davvero? e i suoi occhi hanno cominciato a illuminarsi.
- Sì, a me hanno detto tutti che la Sicilia è meravigliosa. Ho un'amica romana che mi dice che non riesce più a starne lontana dopo esserci stata per la prima volta.
- Wow... davvero? e il suo sorriso ha iniziato a diventare sempre più ampio...
- Sì, penso che il cibo sia buono, il mare bellissimo e poi, sa, gli italiani del sud non sono per niente male.
- Che meraviglia.. A quel punto il sorriso aveva raggiunto le orecchie, il suo volto si era completamente trasformato e io non riuscivo più a riconoscere quella rompiscatole, fighetta e insopportabile che avevo conosciuto in precedenza.
- Posso chiederLe una cosa?
- Certo.
- Quando torna può passare a trovarmi per dirmi com'è andata, cosa c'è da vedere...
- Certo...
Ero io stessa sorpresa, dovevo passare pian piano dal tono sgarbato e insufficiente che avevo assunto nel tempo, a Parigi in generale e con lei in particolare, perché cominciava a starmi simpatica e non volevo risponderle come una Parigina odiosa. Dopo aver operato il cambiamento nel mio tono di voce, nella mia espressione e nel mio sguardo, le ho detto: - Non si preoccupi, appena torno passo e le racconto tutto.
- Sarebbe una gioia enorme.
- A presto.

Quando sono tornata dalle vacanze, a casa mia c'era un amico palermitano che trascorreva qualche settimana a Parigi, quando l'ho visto mi sono ricordata della mia estetista: Perfetto, ho pensato, posso andarla a salutare e portarle addirittura un siciliano!! Cosa potrebbe volere di più??

Siamo scesi, abbiamo bussato alla porta... e ha aperto lei. Un sorriso che più Durbans non si può a 92 denti, gli occhi brillanti di luce, il corpo che non riusciva a stare fermo: - Ma è Lei?? è davvero tornata a salutarmi?? non ci posso credere.
- Ma certo! gliel'avevo detto che sarei venuta. E guardi cosa Le ho portato?
- Humm...
- Un Siciliano!!
- Oh mon Dieu! a questo punto? si va in Sicilia e si torna subito con un siciliano?
- Sì, vedrà, sono bellissimi.

Era sempre più contenta, mi dava l'impressione che il suo viso non avesse spazio abbastanza per accogliere il sorriso che voleva raggiungere. C'era bisogno di altri elementi del corpo per accompagnarlo e amplificarlo, così ha ricominciato a muoversi, a zampettare e a farci domande:
- E com'è la Sicilia? cosa ha fatto? cosa ha visto? come si sta?
- Guardi è f-a-n-t-a-s-t-i-c-a, ero sorpresa io stessa che sono Italiana. È meravigliosa, si mangia benissimo, sono tutti bellissimi, c'è un'atmosfera talmente relax, però avanti al contempo. Non lontano da Palermo ci sono posti meravigliosi, mi raccomando deve mangiare tutto e di tutto, passi tutto il tempo a mangiare.
- E i ragazzi fanno la prima mossa?
- Guardi, visto che Lei è francese, magari saranno ben felici di invitarLa a uscire, ma se Le piace qualcuno non esiti, tanto gli Italiani non sono come i Parigini, se una bella ragazza gli rivolge la parola sono tutt'altro che infastiditi.
Ora il suo potenziale di espressione corporea della gioia, aveva raggiunto il top, era in un brodo di giuggiole.
- Fantastico, non vedo l'ora di partire.
- Quando parte?
- A fine settembre.
- Allora La vengo a salutare quando torna.
- No, La prego... venga prima, passi quando vuole..., bussa e ci facciamo una chiacchiera....

Non credevo ai miei occhi, una persona francese, parigina, mi stava chiedendo di passare a salutarla al negozio per farci una chiacchiera? avevo sentito bene? per fortuna il mio amico siciliano era con me e mi ha confermato che avevo sentito benissimo. Non ci potevo credere, e incredula sono tornata a casa.

In questi ultimi giorni, sono passata due o tre volte, ma non vedevo mai nessuno dal vetro e non ho bussato per non disturbare, finché oggi non l'ho vista, di spalle, che lavorava sul computer. Ho aperto la porta, Lei si è girata sulla sedia girevole e come in un film... il viso le si è aperto in un sorriso magnifico, si è alzata, è venuta verso di me...: - È tornata a trovarmi!! che bello! come va?
- Bene e Lei?
- Benissimo, la partenza si avvicina... ma ho scoperto una cosa, che il mio albergo non è a Palermo con ad Agrigento... e sembrava un po' triste.
- Non si preoccupi! La Sicilia è tutta meravigliosa, a ogni metro c'è qualcosa di incredibile da visitare e poi ad Agrigento c'è la Valle dei Templi! è meravigliosa!
Si rillumina di immenso: - Davvero?
- Ma sì c'è roba bella ovunque, è tutto bello, e mi raccomandi mangi tantissimo.
- D'accordo! Grazie, grazie mille....
E poi ... osa l'impossibile... supera i limiti, i limiti del suo corpo, della nostra distanza, della decenza parigina e di quello che le hanno sempre insegnato e mi dice: - P..po...posso salutarla con un bacio?
- Ma certo! mi avvicino la saluto e le auguro ancora buon viaggio, promettendole che tornerò a trovarla al suo ritorno.
- D'accordo torno l'11 ottobre.
- Perfetto! ci sarà anche mia madre, così conoscerà una vera mamma napoletana.

E il sorriso più grande del suo viso è riapparso di fronte a me...


venerdì 16 settembre 2011

Breaking the wall

Stamattina ero nell'autobus. Silenzio di morte. Nessuno fiatava, nessuno abbozzava un sorriso. Se qualcuno incrociava lo sguardo di qualcun altro, si girava dall'altra parte. Tutto tranquillo: ordinaria amministrazione a Parigi.

Finché non è salito un ragazzo, tutto vestito di nero, dagli occhi azzurrissimi e ...con una sfera trasparente in mano. Faceva roteare questa sfera, la passava sulle braccia, fino alle spalle, poi la faceva ridiscendere verso le mani per poi mettere le mani in preghiera e bloccarla sulla punta delle dita. La gente ha iniziato a guardarlo. Lui ha iniziato a far prendere la sfera in mano a tutti i bambini presenti sull'autobus che la studiavano per capire se nascondesse un mistero. Poi ha iniziato a darla anche agli adulti, poi ha iniziato a mandare sorrisi a destra e a sinistra e poi a parlare con un tipo accanto a lui e infine ha esteso la conversazione anche ad altre due tipe.
A un certo punto, qualcosa di strano ha iniziato ad accadere, le persone attorno a lui hanno iniziato a sorridergli e a scambiarsi sorrisi tra di loro. Una signora mi ha fatto un sorrisone e un'altra signora anziana ha iniziato a parlare con tutti i suoi vicini. La malattia del mago della sfera di cristallo ha contagiato tutto l'autobus. Tra l'altro, il mago della sfera di cristallo salutava tutti quelli che scendevano e quando il conducente dimenticava di aprire la porta gli gridava con gentilezza: - La porta per favore -, e poi lo ringraziava per averla aperta.

Questa euforia è durata circa venti minuti, venti minuti in cui quelle facce tristi e depresse hanno sognato grazie a una sfera di vetro, due occhi blu e tanti sorrisi. Poi il misterioso uomo nero è sparito, salutando e ringraziando il conducente e il malumore quotidiano ha ripreso il sopravvento. Tutto è tornato alla normalità: i sorrisi sono pian piano rientrati, l'espressione corporea è rientrata nei suoi limiti, le persone hanno ripreso il proprio posto e le proprie facce inespressive. Hanno ricominciato a spintonarsi e a guardarsi in cagnesco...

Ma a me è rimasto il buon umore per tutta la giornata e penso che ho continuato a irradiarlo attorno a me, visto che mentre andavo dal medico un tipo mi ha fermata per strada e mi ha detto: - Non so se siano gli occhiali o i capelli, ma sei davvero bellissima, ti adoro.

AHAHAHAHAHAHAHA. Io pensato: Forse sarà l'aura irradiata dal giratore di sfere ad avermi pervasa... to be monitored...

martedì 13 settembre 2011

Strisce culturali

Le strisce pedonali sono tutte un poema. Osservando le strisce pedonali nei diversi paesi e città, si può forse aggiungere un tassello alla comprensione degli usi e costumi di un luogo, ma soprattutto ci si può divertire. A Parigi, si attraversa in genere sulle strisce, rispettando il rosso per i pedoni, a meno che le macchine non siano abbastanza lontane, in quel caso si infrange il colore del divieto e si avanza rapidamente verso l'altra sponda. Quando invece si tratta di strisce senza semaforo dove il pedone ha sempre la precedenza, io di solito me la prendo comoda e cammino, non più lentamente del solito, ma neanche con passo svelto. In genere mi incalzano per farmi sbrigare, l'ultima volta il tipo dalla macchina mi ha detto: "Non ti preoccupare, fai con comodo".
In Francia, comunque, anche quando il semaforo è rosso per i pedoni è possibile iniziare a scendere sulla prima striscia per illudersi di avvicinarsi alla metà finale e, in caso di traffico rallentato o diradato, attraversare anche con il rosso.
In Inghilterra, se si distende il piede per appropinquarsi giusto sulla prima striscia e avere quell'impressione di aver iniziato il cammino verso la meta anche in caso di semaforo rosso, già le macchine in arrivo clacsonano per ricordare al pedone che è in errore e che è meglio stare al proprio posto. In Olanda, se si distende quel piede per abbozzare appena quel primo passo, si prende la multa. In Sicilia, si attraversa sulle strisce quando il semaforo è verde per il pedone, ma si viene contornati dalle macchine. Man mano che si procede, loro sterzano verso destra e vanno più veloce per fare uno slargo e superare l'attraversatore. Se si sveltisce il passo, anche loro accelerano e aumentano la curva ellittica per andare ancora più verso destra e comunque superare il pedone prima che questo le possa raggiungere per impedirgli di passare. Spero di essere riuscita a spiegarmi, ma in ogni caso è davvero divertente. A Napoli, le strisce non esistono, nessuno sa più a cosa servano e comunque è inutile fare strada in più per raggiungerle. Una legge completamente diversa vige in città, menzionata d'altronde nei manuali di scuola guida: Chiunque tu sia, hai sempre la precedenza.
È una legge molto interessante a pensarci bene, perché è equa e non dà la precedenza a nessuno in particolare ma a tutti al contempo. Si potrebbe definire socialista. E in parole povere vuol dire che se sei pedone hai la precedenza tu, nello stesso posto e nella stessa situazione in cui se fossi automobilista avresti la precedenza tu e se fossi motociclista avresti la precedenza tu. Per cui, perché sprecare vernice per le strisce? Non è meglio utilizzarla per imbiancare case?

giovedì 8 settembre 2011

...e noi neanche Cristiani e Cristiani riusciamo a parlare.

Qui, un punto situato a metà tra follia e normalità non esiste. Chiariamoci subito, io non credo nella follia e nella normalità, ma se dovessero esistere dei concetti di follia e normalità molto generici, assolutamente instabili e continuamente modificabili ci sarebbe anche un punto medio tra di essi. Qui, quel punto medio non esisterebbe comunque.

Ieri, dopo la serata di inaugurazione del nuovo Nanni Moretti in presenza dell'artista alla Cinémathèque, volevo chiedere alla biglietteria di darmi uno degli inviti della serata da conservare per ricordo, ma non ce n'erano più. Così, ne ho visto uno tra le mani di un signore e ho pensato di chiedergli se ne avesse uno in più per me. Naturalmente mi ha detto di no, così ho ringraziato e sono andata via. Ma poi ha iniziato ad agitarsi ed è tornato a cercarmi, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha chiesto se avessi una penna. Gli ho dato la penna, lui l'ha presa e se n'è andato. L'ho seguito e ho visto che stava copiando alcune parole che aveva scritto sull'invito su un altro pezzo di carta.
- Ecco, ora glielo posso dare. Ma cosa c'è di tanto importante in questo cartoncino?
- Nulla, è solo per ricordo.
- Ah d'accordo. Bello il film, vero?
- Sì, molto.
- Me lo aspettavo più anticlericale, invece è proprio gentile.
- Infatti sono d'accordo con Lei.
- Ma Lei cosa fa nella vita?
- Ouch! qui tocca un tasto dolente.  E rido
Poi mi ha abbracciata e ha iniziato a camminare verso l'esterno, tirandomi con lui. A un certo punto si è fermato: - Ecco, qui è un buon posto per chiacchierare. Allora cosa fa nella vita?
- Una domanda più semplice?
- Ora inizio a essere proprio curioso? È un mistero? Un segreto?
Gli ho spiegato un po' la situazione e finalmente si è appaciato.
- Io invece ero bibliotecario..., al Collège de France.
- Wow, bellissimo.
- Sì, ma sono in pensione da un po'.
Poi ha ripreso:
- Bello eh il film? Insomma mi è veramente piaciuto. Divertente, leggero, ma pieno di riferimenti. E a Lei piace Parigi?
- Beh, insomma, adesso tocca un altro tasto dolente... vuole che iniziamo a camminare verso la metropolitana?
- Sì, certo...Ma cosa Le avranno fatto questi Parigini...?
- E Lei da quanti anni vive a Parigi?
- Da 50 anni, sono giunto da un piccolo paesino di provincia.
- E si trova bene?
- Quando sono arrivato era tutto molto diverso.
- Cioè?
- Parigi era una città povera..., più semplice, non c'era tutto questo denaro...Sa, posso davvero immaginare cosa Le abbiano fatto questi Parigini. Anzi, sa cosa Le dico? Immagino benissimo cosa possono averLe fatto, non sono per niente gentili. Sono...
Si è fermato all'improvviso, non si staccava più dal pavimento, si è inchiodato nel punto prescelto del marciapiede e ha iniziato il suo speech:
- Sono chiusi, sempre crucciati ... e il suo volto inizia a diventare una maschera di espressioni, storce la bocca, aggrotta le sopracciglia utilizza anche le mani per descrivere il Parigino modello...
- Non so se esista un'altra città al mondo in cui tutto funziona tramite gruppi e reti sociali, come qui. A Parigi se non fai parte di un gruppo non arrivi da nessuna parte e non accedi a nulla. Penso sia un caso unico al mondo.
- Sì, so benissimo di cosa parla...
Non si schiodava da quel punto sul marciapiede, così mi sono fermata anche io e sono rimasta ad ascoltarlo. Più che ascoltare voleva essere ascoltato.
- Sa, questi Francesi credono di essere sempre i migliori in tutto, sono così fieri..
- Ma da dove viene questa fierezza? Sono anni che porto avanti la mia analisi per cercare di capire..
- Beh, viene dal fatto che se la cavano sempre alla grande.
- In che senso?
- Per esempio, durante la seconda guerra mondiale, i Francesi stavano perdendo e poi sono riusciti a tirarsi su..., sa De Gaulle e tutto il resto, e poi in poco tempo si sono ripresi e hanno cominciato a crescere parecchio... la stessa cosa con il colonialismo e la guerra in Algeria, anche da lì ne sono usciti alla grande.. e così via e ora pensano di sapere tutto, non guardano cosa fanno gli altri, pensano sempre di avere la migliore risposta a tutti i problemi... ecco, so benissimo cosa possono averLe fatto..., a una bella Italiana come Lei, povera...

Finalmente, si è schiodato dal marciapiede e ha ricominciato a camminare. E poi a parlare:
- Bello il film, vero? Insomma mi è veramente piaciuto. Divertente, leggero, ma pieno di riferimenti. Pensavo che sarebbe stato più duro contro la Chiesa, invece era tranquillo..
- Sì davvero bello, mi è piaciuto.

Abbiamo preso la metro insieme, ha voluto darmi la sua mail nel caso "avessi bisogno di qualcosa", poi è sceso due fermate prima della mia ed è rimasto a salutarmi dal vetro. Quando la metro è ripartita mi ha fatto una smorfia con il viso e con le mani, inclinandosi su un lato e cacciando fuori la lingua.

Che matto. Non è la prima volta che incontro tipi del genere. Dopo una vita in cui non hanno parlato con nessuno, vittime del loro proprio sistema di chiusura e diffidenza, giunti all'età della pensione non solo sono ancora più soli poiché non lavorano più, ma iniziano finalmente a pensare di avere il diritto di sfondare questo muro di silenzio, visto che tanto sono più vecchi e meglio assicurati. Era ora! L'età della pensione rinsavisce. Almeno a Parigi... 

Ogni tanto nella metro vedo dei poster: "Parla con chi non parla mai con nessuno. Chiama anche tu una persona anziana una volta a settimana", e poi c'è il nome dell'associazione che organizza questi programmi. Non è la prima volta che penso di partecipare...
"Solo con la parola ci potremmo capire meglio". "Quala parola?". "La parola nel senso di dialogo..." (vedi da minuto 8:12).

mercoledì 31 agosto 2011

'Nchia cavuru a Balarm

L'anno scorso sono stata in Quebec. La sensazione di sentir parlare ovunque francese senza essere in Francia era divertente. Mi sono chiesta che effetto potesse fare a un Francese poter viaggiare in un paese in cui, anche parlando la stessa lingua, l'accento, la cultura e lo spirito del popolo sono talmente diversi dai loro che è possibile sentirsi spaesati (e non capire un'acca). Mi sono detta, poi, che io, in quanto Italiana, non avrei mai provato questa sensazione, dal momento che non esistono paesi non italiani in cui l'italiano sia la lingua ufficiale. Mi sbagliavo. Non ero ancora mai stata in Sicilia.

Quando siamo atterrati all'aeroporto di Palermo, con il mare da un lato e le montagne dall'altro, sono rimasta incantata. Mi sembrava già di essere in un paese esotico, non so se nordafricano o sudamericano. E pareva quasi che la montagna più alta fosse lì per dare il benvenuto ai visitatori.
Dopo aver recuperato i bagagli, sono stata accolta dalla mia amichetta siciliana e da qualcuno che, anche se non avevo mai visto prima in vita mia, è venuto a prendermi in macchina e ci ha accompagnate a casa solo per essere amico di un amico. A Parigi una cosa del genere potrebbe far nascere sospetti di spionaggio internazionale o/e industriale. 

Alle porte della mitica Balarm, inghiottiti dalla splendida Porta Nuova, siamo stati risucchiati da un mondo parallelo e, come per Mery Poppins e i suoi pargoli quando entrano nel disegno del marciapiede, anche per me è iniziato qui il magnifico viaggio che sto per raccontarvi.

Balarm è come un sogno, ambientato tra palazzi normanni, chiese bizantine, moschee, mercati, spiagge, calzoni, sarde a beccafico, ricotta, processioni, soprusi, concerti, neomelodici, luci e colori. Il tutto tradotto in una lingua spesso incomprensibile, anche quando cerca di restare italiana. Avevo paura di non sentirmi abbastanza spaesata in Sicilia e della troppa somiglianza con Napoli, ma mi sbagliavo di grosso.

Superati il Palazzo dei Normanni e Porta Nuova, mi si schiude davanti la cattedrale. L'avevo già vista in foto non molto tempo fa, ma non avevo provato la sensazione di Oriente che provavo ora. Seduta per venti minuti a fissare l'incredibile struttura dalla spianata antistante la chiesa, ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Davanti a me si stagliavano figure di donne con anfore sulla spalla, ventagli di piume, mercanti di stoffe, spezie, locande, struzzi e pavoni. Bastano però pochi metri e sembra di aver compiuto migliaia di chilometri nello spazio-tempo. Nel quartiere della Colonna Rotta è possibile degustare uno dei migliori cannoli della città e passeggiare tra i vicoli e le case popolari moderne, sapendo però che sempre e comunque, ogni tanto, tra i panni stesi, la gente che grida o che ti guarda come fossi un alieno, apparirà una torre, una fortezza di mille anni fa o una chiesa dal profilo di moschea. Palermo non finisce mai di stupire. Potrebbe anche capitarvi, infatti, di entrare in un tabaccaio per comprare francobolli e sentire qualcuno chiedere delle Pallo Mallo. Ci ho messo un po' a capire che si trattava delle famose Pall Mall...

La prima sera, senza neanche avere il tempo di capire chi e dove fossi, sono stata gettata nella vita palermitana: Ballarò, Kursaal, Palazzo Chiaramonte. Ogni cosa che mi veniva mostrata era più bella delle precedenti.
Ballarò di sera si trasforma in continente nero ed è possibile passeggiare nelle stradine ascoltando musica africana o reggae proveniente da tutte le finestre e da tutti i locali aperti. Cammina, cammina si giunge all'incredibile Palazzo Chiaramonte, dove ci si sente ad Avignone, di nuovo settecento anni indietro nel tempo. Un grande cortile è formato dai muri esterni di diversi edifici in diversi stili, sembra un palco creato apposta per accogliere la musica suonata quella sera. Poco più avanti, Palazzo Abatellis nasconde un cortile con colonne e arcate e accoglie una bella collezione d'arte in cui ammirare, tra l'altro, la bellissima Madonna Annunziata di Antonello da Messina, con la sua mano in prospettiva. Continuando tra appendipanni, pezzi di chiese incrostati tra i palazzi e balconi incrostati nelle facciate delle chiese, si giunge all'ex Chiesa dello Spasimo.

Di sera, abbiamo suonato al citofono e ci hanno detto che non si poteva entrare perché c'era un concerto in corso, abbiamo chiesto di visitare solo lo spazio e poi di andare via e ci hanno detto che non era possibile. Un'amica che era con noi ha detto al guardiano che conosceva sua sorella, lui ha risposto che era inutile e che questo non sarebbe servito a farci entrare, la nostra amica ha insistito nominando l'indirizzo della sorella e abbozzandone una descrizione..., il guardiano ci ha fatti entrare. Avanzavamo lentamente e silenziosamente per non disturbare i musicisti. Abbiamo superato una fontana centrale giungendo in un'enorme chiesa sconsacrata e vuota dalle mura possenti, con il soffitto scoperto, illuminata dall'interno con luci soffuse; l'abbiamo attraversata uscendo sul lato e ci siamo trovati nel cuore del concerto di chitarra tenuto in un giardino alberato, con la chiesa illuminata sullo sfondo. Pura poesia.

Il viaggio nel tempo e nello spazio non era finito. Non lontano dalla Chiesa dello Spasimo un altro universo ci attendeva. Quando mi era stato proposto di andare a un concerto neomelodico, avevo rifiutato con disprezzo, ma non potevo immaginare la profondità dell'esperienza che ci attendeva. Un esercito di una tribù sconosciuta, forse giunta da molto lontano, aveva occupato tutta la piazza della Kalsa. Il palco era stato montato alle spalle della Porta dei Greci e nella piazza v'era anche una chiesa barocca illuminata. Il pavimento della piazza non era più visibile, coperto da un'orda di fan della musica neomelodica che mangiavano, bevevano, parlavano, corteggiavano, ridevano, ma soprattutto da uno sciame di motorini, in movimento o parcheggiati, che giravano dappertutto, ti sfioravano, ti tagliavano la strada, ti salivano in testa... Il fumo dei barbecue, gli espositori di pesce, i tavoli di plastica allestiti per strada…, se mai debba aver immaginato l'inferno dantesco nella mia vita, sono sicura di averlo immaginato così... ecco un altro squarcio di vita palermitana.

Immaginavo Palermo come il corrispettivo siciliano di Napoli, ma non mi sono sentita in Campania neanche una volta. Prima di tutto, ovviamente, per la lingua incomprensibile (spesso dovevo chiedere alle persone di ripetere ciò che mi avevano detto), ma anche per i tratti diversi degli esseri umani (bellissimi), per la diversa architettura e per l'aria diversa che si respira. Palermo è più....ariosa, non si sente di avanzare in uno spazio stretto, come a Napoli, sarà perché è sita in una zona pianeggiante che è, sì, circondata dalle montagne ma pur sempre molto ampia. Mentre Napoli si sviluppa sulle pendici di una collina. Sarà che ci sono molti più viali ampi e grandi piazze, mentre da noi strade larghe ce ne sono, in fin dei conti, davvero poche.
Infine, la mentalità dei Palermitani mi è sembrata più aperta rispetto alla nostra. Sarà che si tratta di un'isola? Sarà che sono sempre stati separati dal continente e che hanno conosciuto molti più stranieri? La conferma a questa mia impressione mi è giunta quando ho approfondito la storia e scoperto che più volte la Sicilia si è ribellata all'invasore. Non amavano Carlo d'Angiò e hanno chiamato gli Aragonesi per farsi aiutare a mandarlo via. Quando un soldato francese si è rivolto in maniera irriguardosa a una donna, hanno dato vita alla rivolta dei Vespri siciliani. Mentre la Rivolta del sette e mezzo mirava i funzionari statali, che consideravano "quasi barbari i palermitani". Insomma la storia di Palermo è anche una storia di rivolte, diversamente da quella di Napoli… 
Non solo, ma in tempi ancora più antichi, in Sicilia convivevano pacificamente cristiani, ebrei e musulmani, ognuno svolgendo le proprie attività e rivolgendosi agli altri per acquistare i prodotti che non sapeva produrre. Per lungo tempo, la Sicilia è stata un esempio di apertura e tolleranza e tutto ciò proprio sotto il dominio degli Arabi!!
E dato che il suo declino è iniziato con il Regno d'Italia, ciò dà da pensare.. forse questa regione così libera e particolare aveva bisogno di restare indipendente ed è stata soffocata dal fatto di diventare un semplice tassello del mosaico, d'altronde situato troppo lontano dai centri principali del potere e della responsabilità decisionale?
Insomma il Siciliano ha la libertà nell'anima e non ama essere messo in catene. Quest'indipendenza di spirito si respira negli occhi della gente, nella loro andatura fiera e nella loro brutalità. Ecco, ad esempio, ho notato una maggiore brutalità rispetto al Napoletano, famoso nel mondo intero per la sua cordialità e accoglienza, per i suoi sorrisi e per il suo carattere accomodante... forse tutte caratteristiche che lo hanno aiutato nel tempo a sopportare tutto e tutti senza mai veramente sollevarsi....

Sono pensieri, i miei,... pensieri sorti in Sicilia... e che approderanno chissà dove. Una cosa è certa, come dice la mia amichetta romana: La Sicilia è una malattia da cui non si guarisce più... e per ora vi ho raccontato solo di Palermo…