Andie va a spasso

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venerdì 22 aprile 2011

Terrific!

Su e giù, giù e su, questo il mondo fa girar...fiuu..fiuu...

A cosa serve la paura? È incredibile quanto inutile sia questo sentimento. Non solo non ci permette di raggiungere i nostri obiettivi, ma non ci permette neanche di fare le mille cose che potremmo fare, di esplorare i mille mondi che potremmo esplorare, di avere le mille esperienze che potremmo avere, insomma di essere felici, di seguire i nostri desideri, di essere liberi.

"In stati di paura e stress si produce uno steroide che blocca la noradenalina e fa andare l'amigdala in conflitto con l'ippocampo" - mi scrivera iera mia sorella - "Mentre in stato di serenità l'adrenalina si trasforma in noradrenalina, un neurotrasmettitore che facilita la memorizzazione".
Incredibile. La paura ha un effetto immediato e diretto sul nostro cervello e ostacola persino l'apprendimento.

Non possiamo prenderla e buttarla nella spazzatura? Cosa ce la portiamo a fare dietro? Non si è mai vista una paura venirci ad aiutare per trovare qualcosa che stiamo cercando. È una compagna di viaggio che occupa solo spazio inutile in valigia, come le asciugamani.

Tanti film horror hanno esplorato questo sentimento, ma non ho ancora visto qualche film che la prenda in giro come la cosa più inutile dell'universo ma che riesce a controllare così tanti popoli, nazioni, menti, individui. È lei che si cela dietro le campagna pubblicitarie, è lei che si cela dietro le campagne elettorali, è lei che si cela dietro tante coppie infelici, è lei che si cela dietro tutti i complessi, le notte insonni, gli psicofarmaci e la televisione.

E se a scuola ci insegnassero degli esercizi per prenderci gioco di LEI?

giovedì 14 aprile 2011

Failure is an option

Poco tempo fa, ho visto il film Basilicata coast to coast, molto carino. In particolare c'è una parte in cui il gruppo canta una canzone di cui riassumerò a parole mie il concetto: Se ti piace una bella, che banalità, tanto piace a tutti, è facile. Ma se ti piace una brutta, allora è veramente una cosa bella, perché non ti piace solo perché corrisponde a quello che tutti vogliono ma perché ti piace veramente e se poi anche tu piaci a lei, allora è perfetto.
Che merito c'è nell'amare la bellezza? Che merito c'è nell'amare le qualità? Che merito c'è nell'essere felici per un successo? E soprattutto in cosa un successo ci rende migliori degli altri?
Ma che felicità quando riusciamo ad amare la bruttezza, che felicità quando apprezziamo i difetti, che felicità quando non siamo infelici per un insuccesso. E soprattutto: quest'ultimo non ci rende peggiori di nessuno. Anzi. Diceva il poeta Kipling: Se riesci ad affrontare il successo e l'insuccesso e a trattare questi due impostori allo stesso modo allora sei un uomo.

E con questo non voglio certo dire che non sono felice se ottengo qualcosa che volevo e che smetto di desiderare o che smetto di tentare, di osare, di lanciarmi. Il punto non è lì. Il punto certo, il certo punto è che il fatto di non riuscire non scalfirà minimamente né la mia persona, né la mia autostima, né la mia reputazione o altro. Infatti, il punto sta nell'utilizzare ogni successo o insuccesso per espandere la propria persona e a volte è l'insuccesso che ci fa espandere, che ci salva da qualcosa, che ci impedisce di finire male, di intraprendere una strada sbagliata, di sbattere la testa o semplicemente di crescere. Quindi i due fratelli non sono positivi in sé, ma per quello che ci sapranno insegnare. L'uomo è la misura delle cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono (diceva il filosofo greco Protagora). E lo stesso discorso è applicabile tranquillamente al buono o cattivo, al giusto o sbagliato e così via.

Se, dunque, riusciamo ad analizzare ogni situazione vissuta e a comprenderla essendo sinceri con noi stessi, che importa il resto? Mica un medico di successo è davvero di successo se non riesce neanche ad assicurare l'armonia nella sua casa? È n'esempio.
Ma poi cos'è il successo? Chi decide quali persone sono di successo e quali no? Davvero credete che invidio Donald Trump o sua figlia solo perché hanno avuto successo? Per me quello non è successo in sé. Dovrei conoscere Donald e vedere che tipo di persona è per poi decidere se lo invidio o no. Per ora, la maggior parte delle cosiddette persone di successo che ho conosciuto sono lungi da avere la vita che vorrei o di essere le persone che vorrei essere e quindi le lascio tranquillamente ai loro successi che per me sono insuccessi.

Se ci insegnassero a scuola il proverbio di Kipling, se ci insegnassero a scuola e nelle famiglie solo l'amore e il rispetto per noi stessi, se ci trasmettessero solo armonia e pace, il nostro stesso concetto di successo e insuccesso sarebbe molto diverso da quello che in genere persegue la società.
E dirò di più, a mio umile avviso tanti di quelli che hanno voluto avere successo nella vita, tramite la politica, lo spettacolo o la carriera non l'hanno fatto per altra ragione che per mostrare in genere ai loro genitori, fratelli o talvolta a sé stessi che valevano qualcosa e che non erano un nulla come gli era stato fatto credere.

Una volta capite le ragioni reali di quello che perseguiamo o non perseguiamo, allora possiamo decidere noi quale sarà il nostro successo e quale il nostro fallimento. E se poi perseguiamo la carriera, la notorietà o chi per essi per seguire un nostro desiderio profondo e non la volontà di dimostrare qualcosa a qualcuno, allora ben venga. Il nostro successo sarà un vero successo. In caso contrario non sarà altro che un fallimento.

Infine, mi piacerebbe vedere me stessa o qualcuno che amo o anche qualcuno che neanche conosco esultare ridendo e saltando in occasione di un fallimento, della non riuscita di un esame, del non ottenimento di un impiego o di qualcosa di simile. Ebbene, quelle esultazioni, quei salti e quelle risa sarebbero già quello che io chiamo successo.

lunedì 4 aprile 2011

Una terra incantata

- Ma cosa vai a fare in Lapponia? Non c'è nulla.

- Mi dia per favore una giacca con cui potrei andare in Lapponia.

- Carlo! Ma dove sei? Ti sto cercando da ore. - Eh sì..Sono in Lapponia!

Chissà perché l'immaginario collettivo europeo, e forse d'oltremare, è pieno di riferimenti a questa terra lontana e sconosciuta. Ma saranno fondati?

Forse per la prima volta in vita mia sono partita con un bagaglio vuoto di aspettative. Non immaginavo nulla, non mi aspettavo nulla. A quegli amici che mi avevano guardato quasi ridendo quando avevo detto che sarei partita per la Lapponia, avevo risposto che al massimo sarei rimasta a leggere davanti alla finestra guardando la neve, cosa che adoro e che sarebbe già stata fantastica per me e invece...cosa mi aspettava...chi se lo poteva immaginare. Avrei mai creduto di potermi gettare in un lago a meno 4 gradi, di fare la sauna sotto il cielo stellato, di vedere l'aurora boreale, di guidare una motoslitta, di essere trainata da renne e di cantare Maledetta Primavera in un bar del circolo polare artico?

Sui Finlandesi mi era stato detto che sono noiosi, silenziosi.. Sulla Finlandia si dice che abbia il tasso di suicidio più alto del mondo (anche se continuo a leggere dati discordanti relativi alla Norvegia, al Giappone, apparentemente ci si contende il record). Sulla lingua si dice che sia astrusa e impossibile da imparare. Sulla cultura si dice che sia di poco interesse e che nel paese non ci sia quasi nulla da fare/vedere. Quanto tutto ciò è lontano dalla verità! E quanto è vero che quando non ci si aspetta nulla si ha tutto.

La casa dove siamo ospitati è incantevole, completamente costruita con tronchi d'albero, perfino il porta-carta igienica! La padrona di casa, che è rimasta con noi per tutta la durata del soggiorno, ci ha portato in macchina dal sud sci, abbigliamento tecnico, dolci, carne, pesce e specialità finlandesi di panetteria. Per andare dai vicini, o al centro medico per farsi massaggiare dal Dott. Feelgood, si prendono gli sci oppure lo slittino. Amici di amici ci invitano a visitare le loro case da sogno con vetrata immensa che affaccia sulla montagna o sulla foresta, oppure a cenare nelle loro casupole distaccate dove si cucina e mangia tutti insieme, attorno alla brace centrale. Il secondo giorno, rimasta a casa dopo una giornata intera di sci di fondo che mi aveva fatto scoprire l'esistenza di muscoli mai visti e sentiti prima, una slitta trainata da renne mi viene a prendere sulla porta per portarmi a bere il caffè con gli altri coraggiosi sciatori del gruppo!

Due giorni di motoslitta mi hanno portato ad attraversare distese di neve fresca dove sembrava di volare tra le nuvole, a raggiungere la cima di una montagna dalla quale ammirare l'intera valle e tutti i laghi e rilievi circostanti e sulla quale il vento ha scolpito nel ghiaccio fino a creare figure che a me ricordano le teste dell'isola di Rapa Nui. Quando a un certo punto il motociclista si ferma, scende e dice che adesso si cambia conducente... arriva il mio turno! E via a 80Km all'ora tra gli alberi e i sui dossi fino all'arrivo del prossimo promontorio che mi permetterà di volare.

E poi cosa dire dell'esperienza più incredibile di tutte: la sauna affumicata (modello antico alimentato a carbone), seguita da nuotata nel lago gelato e poi da soggiorno in piscina calda, a cielo aperto, con il tramonto sul fondo, gli huski che ululano, la foresta attorno e una distesa infinita di neve a perdita d'occhio. E con cinque finlandesi che cantano a squarciagola e girano, girano, girano attorno alla piscina rotonda. Uno di loro ci fa una foto e rutta tranquillamente in pubblico. Poi si rituffa in piscina con noi. C'è una canzone per quando si getta l'acqua sulle pietre ardenti in modo da provocare la fuoriuscita di fumo e il riscaldamento della sauna, un'altra canzone per quando è il momento di passare dalla sauna al lago, un'altra canzone per quando si è nella piscina. E questo sarebbe un popolo noioso? silenzioso? suicida?
È divertente perché la mia amica finlandese mi dice sempre: È vero che i finlandesi non parlano, ma io non sono un buon esempio... certo neanche mio marito è un buon esempio, .. né mia madre, né Inkeri, né Pekka, né ...e continua la lista. Pare dunque che questi finlandesi che non parlano e che si suicidano esistano davvero, ma io non li ho ancora conosciuti.

Non sono completamente soddisfatta della mia performance pubblica di Maledetta Primavera al karaoke del paese. Quando il ritornello mi ha portato verso note alte mi sono persa, avrei dovuto provare di più prima di esibirmi in pubblico, ma che importa, ho sperimentato ancora una volta la mia teoria della non-importanza del fallimento e mi sono guadagnata comunque una standing ovation di lapponi intrigati dalla presenza di un individuo parlante una lingua per nulla somigliante alla loro, ma che sembrava seguire comunque le note della famosissima Aikunen Nainen, successo nazionale.

Sono invece soddisfatta della bellissima aurora boreale che ci ha sorpresi una notte, tra un bar e l'altro, e che anche se io vedevo bianca e gli altri verde era spettacolare.

Che altro aggiungere? La bontà del cibo? Il fascino di un paese pieno di usi e costumi particolari, a cui piace riunirsi e condividere con gli amici, ridere, scherzare, invitare, ballare? Il mistero di questa lingua che ha finito per appassionarci e darci voglia di impararla? Kitoos.. huomenta, hyvää paivää, yo yo, hauska tutustua, tässä on sinulla... pourquoi pas?

Sono stata davvero fortunata, non a tutti capita di poter viaggiare con gli abitanti del luogo, per questa ragione in genere evito gli alberghi o anche di partire per paesi dove non conosco nessuno. Per questa ragione adoro visitare, scoprire e andare in giro con gli autoctoni, solo loro potranno mostrarmi la magia dei luoghi nei quali sono cresciuti, solo con loro potrò imparare, conoscere, sapere, vivere, provare e meravigliarmi, solo loro faranno di me una viaggiatrice e non una turista.

Viva la Lapponia, viva il cinema finlandese, viva la canzone finnica e viva tutti quei personaggi che abbiamo incontrato sul nostro cammino in questa terra incantata.