Andie va a spasso

Caro visitatore, benvenuto. È un piacere per me averti qui, lascia pure commenti e proponi nuovi topics oppure avvertimi quando hai apprezzato i miei scritti, se non ti sono piaciuti..non preoccuparti, non devi per forza dirmelo. "Perché siete tutti così sinceri?". Citazione di..?

mercoledì 23 novembre 2011

E non finisce qui

Cari amici, forse per prendermi in giro, forse perché le onde di un'azione restano per molto tempo dopo che la stessa è finita, ma l'amministrazione francese continua a fare parte della mia vita e anche da lontano continua a divertirmi (non proprio). Ora saprete come.

Prima di partire ho chiamato la banca per chiedere come bloccare l'autorizzazione di prelievo dal mio conto all'operatore di telefonia fissa e Internet (Free) perché ero sicura che mi avrebbero giocato brutti scherzi.. La banca mi ha indicato come fare e io l'ho fatto. Dunque pensavo di aver messo tutto a posto. Oggi, consultando per caso il mio conto corrente vedo che nulla è a posto perché è avvenuto un altro prelievo da parte di Free. Non mi soprende più di tanto. Mi aspettavo comunque qualche problema di qualsiasi natura esso fosse.
Chiamo la banca e spiego che ho effettuato il procedimento di blocco dell'autorizzazione di prelievo, etc.., etc..
Ovviamente il tipo mi dice subito che non è valido perché non ho mandato una raccomandata!
Io gli faccio presente che il suo collega dell'altra volta mi aveva detto che potevo farlo attraverso l'interfaccia del mio conto corrente senza raccomandata. A questo punto, ormai è la prassi conosco tutti i singoli passaggi, il tipo mi dice che verifica. Sparisce e non torna più per svariati minuti. Al suo ritorno, la sorpresa: ovviamente avevo ragione, avevo regolarmente fatto quello che si doveva fare per bloccare l'autorizzazione di prelievo, ma loro non avevano tenuto conto della mia richiesta (che novità!). A questo punto, il tipo mi rende noto che ha già avviato la procedura di rimborso della somma prelevata.
Allora, oso chiedere: - Ma come? Mi rimborsate voi? E poi la Free con chi se la prende?
- Non si preoccupi Signora ce la vediamo noi.
- Cioè mi pagate voi l'ultima fattura?
- No, noi ci riprendiamo i soldi da Free, poi la Free se vuole ritorcersi contro di Lei lo farà, a me questo non interessa.
- Sì, ma interessa a me. Io non voglio che mi rimborsiate i soldi presi da Free, voglio solo che da ora in poi SOSPENDIATE L'AUTORIZZAZIONE DI PAGAMENTOOO!!
- È impossibile Signora, Lei sarà rimborsata domani.

Le pupille mi giravano tutto attorno ai confini degli occhi. Sto sognando? O son desta?
Adesso, grazie alla banca che non ha tenuto conto della mia richiesta e che poi ha fatto di testa propria con il rimborso senza che neanche io glielo chiedessi, avrò la lettera di Free che si ritorcerà contro di me e che mi chiederà di pagare anche i danni per tutto il casino avvenuto.
Inoltre, tante altre cose potrebbero succedere e adesso che siete più pratici con l'amministrazione dell'Esagono potete aiutarmi a indovinare: La banca mi rimborsa e poi mi chiede le spese di dossier per il rimborso?
La banca mi rimborsa, poi Free si ritorce contro di me e io gli dico che non sono stata io a chiedere alla banca di rimborsarmi e di chiedere a loro il rimborso a loro volta, gli dico che io volevo lasciare andare il pagamento già prelevato ma che la banca mi ha obbligata a non pagare?? Mi crederanno? Ovviamente no! Quindi dovrò chiamare la banca per supplicarli di convincere la Free che non sono stata io a non voler pagare, ma che mi hanno contretta loro a essere rimborsata per poi chiedere a loro volta il rimborso alla Free che adesso se la sta prendendo con me per qualcosa che non volevo fare?
Sono nel paese della libertà, ma non sono neanche padrona del mio conto corrente???

Continua...
Vediamo cosa succederà, come e...QUANDO??


sabato 19 novembre 2011

La casa chiude i battenti

Cari fans, vi chiedo scusa per la mia lunga assenza, ma ultimamente ho vissuto una profonda crisi: tornare in Francia per poter scrivere ancora i miei post o restare qui e non farvi piü divertire? Accetto voti. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Qui funziona tutto bene: vuoi fare la tessera nazionale per avere sconti sui treni e non hai né un indirizzo, né un conto in banca? Non c'è problema, vai alla stazione e in due minuti ce l'hai in tasca.
Vuoi avere un numero di cellulare? Non c'è problema, vai in qualsiasi negozio e in tre minuti ce l'hai.
Vuoi contestare una multa? Non c'è problema, basta dimostrare che non eri lí quel giorno e te la tolgono.
Tutto è semplice, tutto troppo semplice, non sono piü stressata e sto iniziando a preoccuparmi.
Un mio amico tedesco che era venuto a trovarmi a Parigi l'anno scorso mi ha chiesto: - Manu, ma cosa ti è successo?
- In che senso?
- Non lo so, ti vedo molto piü tranquilla, a Parigi eri stressata.
I miei capelli hanno tirato un sospiro di sollievo: "Allora si vede che stiamo molto meglio", hanno pensato con fierezza.
Allora si vede anche da fuori che le mie cellule si sono calmate! Non ho potuto fare a meno di ricordare un incubo avuto la settimana scorsa: tornavo a Parigi! Mon Dieux, ma che volgarità.

Adesso, sto portando avanti una delle mie indagini statistiche sui tedeschi e devo dire che non sono ancora riuscita a pensare a un solo post divertente, qui non succede nulla di assurdo!! I vicini nel palazzo sono gentili e dicono sempre buongiorno con il sorriso; i commessi nei negozi quando vedono che non parlo la lingua mi aiutano in tutti i modi con frasi in inglese, frasi in italiano o gesti universali; le biciclette salgono sui marciapiedi e nessuno si incavola; persone che ho da poco conosciuto mi invitano a casa; i miei colleghi mi invitano a pranzo; la gente mi sorride negli autobus; nei treni gruppi di amici ridono a crepapelle, le persone parlano e i bambini giocano indisturbati!! Ma vi rendente conto??? Siamo al limite del ridicolo. Io non ho parole! Sono tutti pazzi! E insomma, dico io!

Quindi... vi renderete conto da soli, che qui.... tutti sono talmente gentili da essere noiosi e io ho iniziato a pormi questa domanda al contempo inquietante e ai limiti della dimensione spazio-temporale: dovrei tornare a Parigi per alimentare il mio blog o abbandonare progressivamente i miei fans?
Dunque, aiutatemi nella scelta con i vostri voti e commenti. Magari proverö spasmodicamente a trovare qualcosa di assurdo qui e a scrivere qualche post e poi, se non vi faranno ridere, chiuderö i battenti o mi riciclerö in blogger di ricette. Che ne dite? Partecipate al sondaggio numerosi. 

sabato 29 ottobre 2011

La risposta non la devi cercare fuori...

Ricordo sempre quella scena del film L'attimo fuggente in cui il professore sale sul tavolo per rappresentare un'attitudine di apertura verso la vita grazie alla quale si è sempre pronti a cambiare il proprio punto di vista. Non per forza bisogna cambiarlo, ma sicuramente è più che consigliato guardare agli avvenimenti o ai problemi da un'altra prospettiva. Sempre. Prima di prendere una decisione e di stabilire cosa pensare e che posizione prendere. E comunque è più che saggio rimanere aperti alla possibilità di cambiare di nuovo idea, se approfondendo l'argomento si scoprono cose che prima non si sapevano e che cambiano la nostra opinione a riguardo.

Questo flusso naturale e costante ci permette di non essere delle pietre in balia delle nostre stesse croste mentali, ma di vivere come individui capaci di usare tutte le risorse che il nostro cervello ci offre.

A tal proposito, il libro Come decidiamo, di Jonah Lehrer, illustra un esperimento condotto su votanti dei due schieramenti politici americani (repubblicani e democratici). L'esperimento consisteva nel monitorare l'attività neuronale dei partecipanti mentre venivano loro comunicate alcune notizie contrastanti circa le posizioni prese dai loro politici preferiti, ossia, ad esempio: Durante la campagna elettorale, un dato giorno Bush ha affermato che intendeva assicurare la migliore copertura medica possibile per tutti i veterani del Vietnam; quello stesso giorno la sua amministrazione ha firmato una legge per tagliare la copertura medica a 164.000 veterani.
Riguardo al candidato democratico, Kerry, si è detto ai partecipanti che aveva, a distanza di poco tempo, fatto affermazioni contrastanti sul suo voto per l'autorizzazione della guerra in Irak.
Al termine delle operazioni, si è chiesto a entrambi i gruppi quale delle due menzogne fosse più grave. Tutti quelli che votavano per Bush hanno affermato che la menzogna più grave era quella di Kerry, mentre quella di Bush non era poi tanto grave e viceversa.

Questo dimostra quanto il cervello, per restare tranquillo e non dover rivedere le proprie posizioni anche quando sa che sono sbagliate, racconta balle a sé stesso per stare con la coscienza a posto. Nel cervello avviene una vera e propria lotta tra diverse regioni, mirata a mantenere la propria opinione mentre si viene informati della contraddizione o della verità. Invece di utilizzare la parte razionale del cervello per ragionare sulle affermazioni contrastanti e giungere alla naturale conclusione, i partecipanti la stavano utilizzando per difendere il proprio candidato e una volta convinto tutto il cervello che questo aveva ragione e che l'altro era nel torto, hanno fatto appello al circuito interno della ricompensa che ha generato una sensazione di piacere a cui, naturalmente, si sono attaccati e da cui non volevano staccarsi più.

Dunque, quando non vogliamo ammettere qualcosa, utilizziamo tutto il nostro potenziale intellettuale per darci delle scuse e convincerci che abbiamo ragione, ignorando le informazioni di cui non vogliamo tenere conto e inventando cose che possano sostenere la tesi desiderata, quando siamo a posto con questa opera di convincimento, ecco che ci arriva la nostra dose di emozione positiva a farci sentire talmente bene da non darci per niente al mondo la voglia di uscire dalla questa zona di confort e metterci in discussione. Quindi il problema è chimico!! Basta solo accettare di sentirsi male per un po' e fare i conti con la chimica del fastidio e rimettere in discussione le proprie idee quando si sa benissimo che sono sbagliate.

Come diceva il mio idolo Quelo: la risposta non la devi cercare fuori, la devi cercare dentro e però è....
sbagliata!


lunedì 17 ottobre 2011

Cosa succederebbe se....

Ho l'impressione che ovunque mi giro qualcuno cerchi di metterci in gabbia. Ci dicono cosa dobbiamo pensare, cosa dobbiamo o non dobbiamo fare e la chiamano democrazia. Qualche giorno fa, dopo aver guardato ogni tipo di programma alla televisione italiana per una settimana, ho pensato: Oh mon Dieu! ma siamo in trappola, noi metà assennata della popolazione italiana siamo in trappola, siamo schiavi della metà che ha perso il cervello, che forse non l'ha mai avuto, che ha troppi interessi economici per poter conservare un briciolo di buon senso, siamo schiavi. E non possiamo fare nulla. C'è quest'uomo, che paga i suoi compagni di partito, che paga chiunque abbia bisogno di far tacere, che ha un'ottima padronanza delle strategie di comunicazione... un solo uomo... e siamo tutti schiavi, e la chiamano democrazia............ può essere democratico il governo di uno?
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Sto iniziando a credere davvero che la democrazia non esista e comunque non in questo modo di sicuro. Sto iniziando a dubitare fortemente del fatto che pochi scelti da tanti ignoranti possano governare tantissimi. Sto iniziando a dubitare seriamente del fatto che la democrazia sia giusta e a pensare che non sia poi tanto diversa da tutte le altre forme di dittatura.
La nostra democrazia, poi, è quella che lascia impuniti centinaia di parlamentari inquisiti per reati vari, che lascia liberi gli assassini responsabili delle mille vite perse a L'Aquila, ma che vuole condannare Battisti per le cinque di cui è responsabile. Chiamala democrazia. Bella... questa democrazia.
E potrei andare avanti per anni con esempi fantastici di democrazia, da un lato all'altro dell'oceano.

E se fossimo fatti per autogovernarci? Se fossimo capaci di utilizzare le mille potenzialità che abbiamo in quanto esseri dotati di un cervello spettacolare per inventare una nuova forma di governo o di non governo invece che per possedere sempre di più, fare sempre più soldi sul sudore e sulle spalle di tanti altri?
Io non ho il tempo di fare fortuna, ho troppe cose da fare più interessanti. Ciò non significa minimamente non guadagnare abbastanza da poter vivere in una bella casa e fare tutti i bei viaggi che voglio, ma che senso ha avere milioni di miliardi che non userò mai, ci sono talmente tante cose che voglio vedere, imparare, studiare, capire, a che serve passare il tempo solo a fare soldi... che noia...

Il colore dei soldi genera le nostre "democrazie"? O sono le nostre "democrazie" a dare il diritto di godere del colore dei soldi di cui si nutrono per crescere e prosperare?

La democrazia non si nutre forse di ignoranza? Non si nutre forse del bisogno delle persone di essere controllate? Non si nutre forse di paura?

Cosa succederebbe se smettessimo tutti e una volta per tutte di vivere nella paura? Del terrorismo, delle guerre, delle epidemie, del vicino, degli altri. Cosa succederebbe se fossimo tutti liberi, coraggiosi, critici, colti e forti? Potrebbe la "democrazia" attuale sopravvivere a una tale catastrofe?

sabato 1 ottobre 2011

Ecologica efficienza

Se dovesse capitarvi che nel negozio di alimentari vi dicano: - Mi dispiace, Signora, ma non c'è più carta nella bilancia delle verdure ed è molto difficile ricaricarla, quindi non può comprare frutta.

Se doveste ricevere 5 volte in due giorni la stessa lettera e doveste pensare che tra le cinque ci potrebbe essere una minima differenza e doveste cercare questa differenza in ogni cifra figurante sulla lettera e doveste scervellarvi per trovare tale differenza, per poi scoprire che sono tutte esattamente uguali e che semplicemente l'ospedale, l'agenzia delle entrate o la banca vi ha mandato 5 volte la stessa identica lettera.

Se doveste passare 30 minuti di orologio ad aprire tutti i singoli pacchetti di tutti i rossetti presenti nel negozio, assieme a uno dei commessi, per cercare il colore che desiderate semplicemente perché gli articoli non sono esposti ma chiusi in una vetrina a cui i clienti non hanno accesso.

Se doveste sentirvi dire in banca che non potete aprire un conto se non avete una residenza e nell'agenzia immobiliare che non potete firmare un contratto di affitto se non avete un conto in banca.

Se doveste fare tre ore di fila alla cassa del supermercato perché la cassiera deve inserire a mano tutti i codici degli articoli  poiché non li conosce e chiama ogni volta qualcuno al telefono per farseli dare.

Se doveste superare una feroce selezione per seguire qualsiasi corso di studi, anche pubblico, gratuito e universitario... non vi preoccupate, siete su Candid Camera e non siete soli... ci siamo anche noi!

mercoledì 28 settembre 2011

Go with the wind

Già lo vedevo davanti a me.
Cercava di sorpassare sulla destra le auto talvolta in movimento, talvolta ferme a uno dei mille semafori che costellano le vie di Parigi, ma veniva continuamente spaventato da una porta che si apriva a destra, da un'auto che si spostava leggermente su un lato.
Prima lo osservavo da lontano, poi, in men che non si dica, l'ho raggiunto e ha iniziato a ostacolare il mio passaggio. Ho iniziato a mandargli messaggi subliminali e telepatici: - Dai, sorpassalo, c'entri benissimo tra quelle due porte, ci entrerebbero tre biciclette... ma non serviva a nulla.

Così ho deciso di fargli vedere chi ero: un napoletana sulla bici a Parigi, e di fargli vedere come ci si destreggia nel traffico cittadino. Un-due, un-due...
Una porta si apre a destra? Leggero e impercettibile shift verso sinistra.
Le macchine si fermano al semaforo? Non c'è momento migliore per sfrecciare tra berline e monovolume per guadagnare i primi posti. Come una freccia, leggera e diretta verso l'obiettivo finale e soprattutto: senza paura!

Quando prendo qui la bici osservo questi tipi che guidano timidamente, sempre sulla destra, senza osare superare le auto a destra e a sinistra, magari per paura di rompere uno specchietto o di farsi schiacciare. E poi arriva la mia amica romana, che sale sui marciapiedi, si getta dall'altro lato della strada con l'ultimo secondo di semaforo giallo, surfa sull'onda degli incroci per prendere la direzione che le serve inserendosi nel flusso come una goccia lungo la corrente del fiume e poi ci sono io.... cresciuta nella scuola di Napoli, in cui un centimetro è uno spazio più che sufficiente per far passare una bici e dieci centimetri sono già uno spazio enorme per lasciar passare un motorino, in cui una distanza di 10 km da casa mia alla stazione la comprivamo in poco più di quattro minuti con la moto del mio compagno di liceo, in cui una porta che si spalanca a destra all'improvviso è la cosa meno pericolosa che possa capitare nella vita. Tutto è già formattato nel nostro DNA da prima che nasciamo, quella porta siamo già formati per schivarla ben prima di venire alla luce...

Ecco come avanziamo... come vele nella direzione del vento, come frecce scoccate dall'arco perfetto, facendoci piccoli piccoli quando serve e grandi grandi quando la situazione lo richiede; pesanti pesanti quando ce n'è bisogno e leggier leggier quando teniamo le cosce mosce mosce e non ce la facciamo neanche a camminare.
Go with the wind.

martedì 27 settembre 2011

Yes, we can

Ho imparato che nessuno può darti davvero consigli. La vita è tua e solo tu sai cosa vuoi e quanto sei disposto a dare per averlo.

Solo tu sai che valore hanno per te le cose. Per gli altri ne avranno uno completamente diverso.

Solo tu sai quali sono le tue risorse interne e dove e quando puoi farcela e dove e quando non sei ancora pronto.

Solo tu sai cosa vuoi superare e cosa no. Solo tu sai dove vuoi andare.

Gli altri possono darti consigli, certo, e sono più che benvenuti. Ma solo tu sei l'executive director finale di questi consigli e sai cosa farne e quali valorizzare e come e quando.

Alla fine, tutto il potere di scelta sta nelle nostre mani, tutto il potere di costruirci la vita che vogliamo. E se vogliamo, possiamo non ascoltare i consigli che secondo noi ci tirano verso il basso, possiamo rischiare di non ascoltarli e di fare di testa nostra... fa parte della vita. Sì, possiamo rischiare, possiamo scegliere, possiamo decidere. Possiamo. La nostra vita è nelle nostre mani.

Il "sistema" come fosse uno spirito nero e cattivo che aleggia sulla nostre teste, non esiste. Il sistema lo creano gli uomini e gli uomini siamo noi, quindi lo creiamo anche noi. E nessuno mai ci ha dato come condizione per nascere quella di seguire le regole di un fantomatico sistema. Il sistema finisce appena le persone iniziano a non sistemare più. Invece continua se ripetiamo tutti le stesse cose all'infinito, continua se pensiamo tutti allo stesso modo, continua se cantiamo tutti la stessa canzone.

Una calamita sul mio frigo recita: La vita non è trovare sé stessi, la vita è creare sé stessi.

Cosa ci impedisce veramente di farlo?

We got the power.
Yes, we can.


sabato 24 settembre 2011

Breaking the wall 2

Da quando sono venuta a vivere dove vivo ora, ho inizianto ad andare al centro estetico sotto casa mia e l'anno scorso ho preso una tessera per avere un prezzo ridotto sulle cure.
Purtroppo, ogni volta che ci andavo le ragazze cercavano di vendermi qualcosa di nuovo. Era sempre la stessa routine, dopo dieci minuti un quarto d'ora iniziavano:
- Signora, abbiamo un offerta su un prodotto che ritarda la crescita del pelo.
- Signora, abbiamo un'offerta sulla depilazione al laser.
- Signora, abbiamo un'offerta sulla pulizia del viso.

Ogni volta cercavo di inventare una scusa per non dover dire semplicemente - No, grazie. Non mi interessa. Perché dicendo solo - No, grazie. Non mi interessa, era ancora peggio. A quel punto dicevano - Posso chiederLe perché? A quel punto o avrei dovuto dire: Sono fatti miei, oppure inventare la scusa migliore per evitare che cercassero di convincermi. Insomma, una noia, fino al punto che mi dava talmente fastidio che non ci andavo quasi più, anche se avevo già la tessera pagata per 13 sedute.

Per fortuna, a un certo punto, non so perché hanno smesso, ma continuavo a non sopportare lo staff. O mi facevano aspettare per ore, o mi facevano male, oppure mi sembrava che mi trattassero con aria di sufficienza perché non compravo mai nulla. In particolare, c'era una tipa che non sopportavo proprio e dopo poco che frequentavo il centro estetico l'avevano nominata responsabile: non ero per niente felice. Cercava sempre di convincermi che aveva ragione e dato che non eravamo d'accordo sui cosmetici, iniziavo a stancarmi di discutere con lei.

Finché un giorno... tutto è cambiato.

Ero in procinto di partire per le vacanze e quindi sono andata a fare una visitina alla mia estetista. Quel giorno, non so perché, non hanno cercato di vendermi nulla e anzi mi hanno chiesto dove andassi in vacanza. Quando ho pronunciato la magica parola, tutto il negozio è caduto ai miei piedi:
- PALERMO??? non ci credo, anche io ci vado e com'è? mi ha detto la responsabile.
- Non lo so, non ci sono ancora stata, ma ho sentito che è bellissima.
- Davvero? e i suoi occhi hanno cominciato a illuminarsi.
- Sì, a me hanno detto tutti che la Sicilia è meravigliosa. Ho un'amica romana che mi dice che non riesce più a starne lontana dopo esserci stata per la prima volta.
- Wow... davvero? e il suo sorriso ha iniziato a diventare sempre più ampio...
- Sì, penso che il cibo sia buono, il mare bellissimo e poi, sa, gli italiani del sud non sono per niente male.
- Che meraviglia.. A quel punto il sorriso aveva raggiunto le orecchie, il suo volto si era completamente trasformato e io non riuscivo più a riconoscere quella rompiscatole, fighetta e insopportabile che avevo conosciuto in precedenza.
- Posso chiederLe una cosa?
- Certo.
- Quando torna può passare a trovarmi per dirmi com'è andata, cosa c'è da vedere...
- Certo...
Ero io stessa sorpresa, dovevo passare pian piano dal tono sgarbato e insufficiente che avevo assunto nel tempo, a Parigi in generale e con lei in particolare, perché cominciava a starmi simpatica e non volevo risponderle come una Parigina odiosa. Dopo aver operato il cambiamento nel mio tono di voce, nella mia espressione e nel mio sguardo, le ho detto: - Non si preoccupi, appena torno passo e le racconto tutto.
- Sarebbe una gioia enorme.
- A presto.

Quando sono tornata dalle vacanze, a casa mia c'era un amico palermitano che trascorreva qualche settimana a Parigi, quando l'ho visto mi sono ricordata della mia estetista: Perfetto, ho pensato, posso andarla a salutare e portarle addirittura un siciliano!! Cosa potrebbe volere di più??

Siamo scesi, abbiamo bussato alla porta... e ha aperto lei. Un sorriso che più Durbans non si può a 92 denti, gli occhi brillanti di luce, il corpo che non riusciva a stare fermo: - Ma è Lei?? è davvero tornata a salutarmi?? non ci posso credere.
- Ma certo! gliel'avevo detto che sarei venuta. E guardi cosa Le ho portato?
- Humm...
- Un Siciliano!!
- Oh mon Dieu! a questo punto? si va in Sicilia e si torna subito con un siciliano?
- Sì, vedrà, sono bellissimi.

Era sempre più contenta, mi dava l'impressione che il suo viso non avesse spazio abbastanza per accogliere il sorriso che voleva raggiungere. C'era bisogno di altri elementi del corpo per accompagnarlo e amplificarlo, così ha ricominciato a muoversi, a zampettare e a farci domande:
- E com'è la Sicilia? cosa ha fatto? cosa ha visto? come si sta?
- Guardi è f-a-n-t-a-s-t-i-c-a, ero sorpresa io stessa che sono Italiana. È meravigliosa, si mangia benissimo, sono tutti bellissimi, c'è un'atmosfera talmente relax, però avanti al contempo. Non lontano da Palermo ci sono posti meravigliosi, mi raccomando deve mangiare tutto e di tutto, passi tutto il tempo a mangiare.
- E i ragazzi fanno la prima mossa?
- Guardi, visto che Lei è francese, magari saranno ben felici di invitarLa a uscire, ma se Le piace qualcuno non esiti, tanto gli Italiani non sono come i Parigini, se una bella ragazza gli rivolge la parola sono tutt'altro che infastiditi.
Ora il suo potenziale di espressione corporea della gioia, aveva raggiunto il top, era in un brodo di giuggiole.
- Fantastico, non vedo l'ora di partire.
- Quando parte?
- A fine settembre.
- Allora La vengo a salutare quando torna.
- No, La prego... venga prima, passi quando vuole..., bussa e ci facciamo una chiacchiera....

Non credevo ai miei occhi, una persona francese, parigina, mi stava chiedendo di passare a salutarla al negozio per farci una chiacchiera? avevo sentito bene? per fortuna il mio amico siciliano era con me e mi ha confermato che avevo sentito benissimo. Non ci potevo credere, e incredula sono tornata a casa.

In questi ultimi giorni, sono passata due o tre volte, ma non vedevo mai nessuno dal vetro e non ho bussato per non disturbare, finché oggi non l'ho vista, di spalle, che lavorava sul computer. Ho aperto la porta, Lei si è girata sulla sedia girevole e come in un film... il viso le si è aperto in un sorriso magnifico, si è alzata, è venuta verso di me...: - È tornata a trovarmi!! che bello! come va?
- Bene e Lei?
- Benissimo, la partenza si avvicina... ma ho scoperto una cosa, che il mio albergo non è a Palermo con ad Agrigento... e sembrava un po' triste.
- Non si preoccupi! La Sicilia è tutta meravigliosa, a ogni metro c'è qualcosa di incredibile da visitare e poi ad Agrigento c'è la Valle dei Templi! è meravigliosa!
Si rillumina di immenso: - Davvero?
- Ma sì c'è roba bella ovunque, è tutto bello, e mi raccomandi mangi tantissimo.
- D'accordo! Grazie, grazie mille....
E poi ... osa l'impossibile... supera i limiti, i limiti del suo corpo, della nostra distanza, della decenza parigina e di quello che le hanno sempre insegnato e mi dice: - P..po...posso salutarla con un bacio?
- Ma certo! mi avvicino la saluto e le auguro ancora buon viaggio, promettendole che tornerò a trovarla al suo ritorno.
- D'accordo torno l'11 ottobre.
- Perfetto! ci sarà anche mia madre, così conoscerà una vera mamma napoletana.

E il sorriso più grande del suo viso è riapparso di fronte a me...


venerdì 16 settembre 2011

Breaking the wall

Stamattina ero nell'autobus. Silenzio di morte. Nessuno fiatava, nessuno abbozzava un sorriso. Se qualcuno incrociava lo sguardo di qualcun altro, si girava dall'altra parte. Tutto tranquillo: ordinaria amministrazione a Parigi.

Finché non è salito un ragazzo, tutto vestito di nero, dagli occhi azzurrissimi e ...con una sfera trasparente in mano. Faceva roteare questa sfera, la passava sulle braccia, fino alle spalle, poi la faceva ridiscendere verso le mani per poi mettere le mani in preghiera e bloccarla sulla punta delle dita. La gente ha iniziato a guardarlo. Lui ha iniziato a far prendere la sfera in mano a tutti i bambini presenti sull'autobus che la studiavano per capire se nascondesse un mistero. Poi ha iniziato a darla anche agli adulti, poi ha iniziato a mandare sorrisi a destra e a sinistra e poi a parlare con un tipo accanto a lui e infine ha esteso la conversazione anche ad altre due tipe.
A un certo punto, qualcosa di strano ha iniziato ad accadere, le persone attorno a lui hanno iniziato a sorridergli e a scambiarsi sorrisi tra di loro. Una signora mi ha fatto un sorrisone e un'altra signora anziana ha iniziato a parlare con tutti i suoi vicini. La malattia del mago della sfera di cristallo ha contagiato tutto l'autobus. Tra l'altro, il mago della sfera di cristallo salutava tutti quelli che scendevano e quando il conducente dimenticava di aprire la porta gli gridava con gentilezza: - La porta per favore -, e poi lo ringraziava per averla aperta.

Questa euforia è durata circa venti minuti, venti minuti in cui quelle facce tristi e depresse hanno sognato grazie a una sfera di vetro, due occhi blu e tanti sorrisi. Poi il misterioso uomo nero è sparito, salutando e ringraziando il conducente e il malumore quotidiano ha ripreso il sopravvento. Tutto è tornato alla normalità: i sorrisi sono pian piano rientrati, l'espressione corporea è rientrata nei suoi limiti, le persone hanno ripreso il proprio posto e le proprie facce inespressive. Hanno ricominciato a spintonarsi e a guardarsi in cagnesco...

Ma a me è rimasto il buon umore per tutta la giornata e penso che ho continuato a irradiarlo attorno a me, visto che mentre andavo dal medico un tipo mi ha fermata per strada e mi ha detto: - Non so se siano gli occhiali o i capelli, ma sei davvero bellissima, ti adoro.

AHAHAHAHAHAHAHA. Io pensato: Forse sarà l'aura irradiata dal giratore di sfere ad avermi pervasa... to be monitored...

martedì 13 settembre 2011

Strisce culturali

Le strisce pedonali sono tutte un poema. Osservando le strisce pedonali nei diversi paesi e città, si può forse aggiungere un tassello alla comprensione degli usi e costumi di un luogo, ma soprattutto ci si può divertire. A Parigi, si attraversa in genere sulle strisce, rispettando il rosso per i pedoni, a meno che le macchine non siano abbastanza lontane, in quel caso si infrange il colore del divieto e si avanza rapidamente verso l'altra sponda. Quando invece si tratta di strisce senza semaforo dove il pedone ha sempre la precedenza, io di solito me la prendo comoda e cammino, non più lentamente del solito, ma neanche con passo svelto. In genere mi incalzano per farmi sbrigare, l'ultima volta il tipo dalla macchina mi ha detto: "Non ti preoccupare, fai con comodo".
In Francia, comunque, anche quando il semaforo è rosso per i pedoni è possibile iniziare a scendere sulla prima striscia per illudersi di avvicinarsi alla metà finale e, in caso di traffico rallentato o diradato, attraversare anche con il rosso.
In Inghilterra, se si distende il piede per appropinquarsi giusto sulla prima striscia e avere quell'impressione di aver iniziato il cammino verso la meta anche in caso di semaforo rosso, già le macchine in arrivo clacsonano per ricordare al pedone che è in errore e che è meglio stare al proprio posto. In Olanda, se si distende quel piede per abbozzare appena quel primo passo, si prende la multa. In Sicilia, si attraversa sulle strisce quando il semaforo è verde per il pedone, ma si viene contornati dalle macchine. Man mano che si procede, loro sterzano verso destra e vanno più veloce per fare uno slargo e superare l'attraversatore. Se si sveltisce il passo, anche loro accelerano e aumentano la curva ellittica per andare ancora più verso destra e comunque superare il pedone prima che questo le possa raggiungere per impedirgli di passare. Spero di essere riuscita a spiegarmi, ma in ogni caso è davvero divertente. A Napoli, le strisce non esistono, nessuno sa più a cosa servano e comunque è inutile fare strada in più per raggiungerle. Una legge completamente diversa vige in città, menzionata d'altronde nei manuali di scuola guida: Chiunque tu sia, hai sempre la precedenza.
È una legge molto interessante a pensarci bene, perché è equa e non dà la precedenza a nessuno in particolare ma a tutti al contempo. Si potrebbe definire socialista. E in parole povere vuol dire che se sei pedone hai la precedenza tu, nello stesso posto e nella stessa situazione in cui se fossi automobilista avresti la precedenza tu e se fossi motociclista avresti la precedenza tu. Per cui, perché sprecare vernice per le strisce? Non è meglio utilizzarla per imbiancare case?

giovedì 8 settembre 2011

...e noi neanche Cristiani e Cristiani riusciamo a parlare.

Qui, un punto situato a metà tra follia e normalità non esiste. Chiariamoci subito, io non credo nella follia e nella normalità, ma se dovessero esistere dei concetti di follia e normalità molto generici, assolutamente instabili e continuamente modificabili ci sarebbe anche un punto medio tra di essi. Qui, quel punto medio non esisterebbe comunque.

Ieri, dopo la serata di inaugurazione del nuovo Nanni Moretti in presenza dell'artista alla Cinémathèque, volevo chiedere alla biglietteria di darmi uno degli inviti della serata da conservare per ricordo, ma non ce n'erano più. Così, ne ho visto uno tra le mani di un signore e ho pensato di chiedergli se ne avesse uno in più per me. Naturalmente mi ha detto di no, così ho ringraziato e sono andata via. Ma poi ha iniziato ad agitarsi ed è tornato a cercarmi, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha chiesto se avessi una penna. Gli ho dato la penna, lui l'ha presa e se n'è andato. L'ho seguito e ho visto che stava copiando alcune parole che aveva scritto sull'invito su un altro pezzo di carta.
- Ecco, ora glielo posso dare. Ma cosa c'è di tanto importante in questo cartoncino?
- Nulla, è solo per ricordo.
- Ah d'accordo. Bello il film, vero?
- Sì, molto.
- Me lo aspettavo più anticlericale, invece è proprio gentile.
- Infatti sono d'accordo con Lei.
- Ma Lei cosa fa nella vita?
- Ouch! qui tocca un tasto dolente.  E rido
Poi mi ha abbracciata e ha iniziato a camminare verso l'esterno, tirandomi con lui. A un certo punto si è fermato: - Ecco, qui è un buon posto per chiacchierare. Allora cosa fa nella vita?
- Una domanda più semplice?
- Ora inizio a essere proprio curioso? È un mistero? Un segreto?
Gli ho spiegato un po' la situazione e finalmente si è appaciato.
- Io invece ero bibliotecario..., al Collège de France.
- Wow, bellissimo.
- Sì, ma sono in pensione da un po'.
Poi ha ripreso:
- Bello eh il film? Insomma mi è veramente piaciuto. Divertente, leggero, ma pieno di riferimenti. E a Lei piace Parigi?
- Beh, insomma, adesso tocca un altro tasto dolente... vuole che iniziamo a camminare verso la metropolitana?
- Sì, certo...Ma cosa Le avranno fatto questi Parigini...?
- E Lei da quanti anni vive a Parigi?
- Da 50 anni, sono giunto da un piccolo paesino di provincia.
- E si trova bene?
- Quando sono arrivato era tutto molto diverso.
- Cioè?
- Parigi era una città povera..., più semplice, non c'era tutto questo denaro...Sa, posso davvero immaginare cosa Le abbiano fatto questi Parigini. Anzi, sa cosa Le dico? Immagino benissimo cosa possono averLe fatto, non sono per niente gentili. Sono...
Si è fermato all'improvviso, non si staccava più dal pavimento, si è inchiodato nel punto prescelto del marciapiede e ha iniziato il suo speech:
- Sono chiusi, sempre crucciati ... e il suo volto inizia a diventare una maschera di espressioni, storce la bocca, aggrotta le sopracciglia utilizza anche le mani per descrivere il Parigino modello...
- Non so se esista un'altra città al mondo in cui tutto funziona tramite gruppi e reti sociali, come qui. A Parigi se non fai parte di un gruppo non arrivi da nessuna parte e non accedi a nulla. Penso sia un caso unico al mondo.
- Sì, so benissimo di cosa parla...
Non si schiodava da quel punto sul marciapiede, così mi sono fermata anche io e sono rimasta ad ascoltarlo. Più che ascoltare voleva essere ascoltato.
- Sa, questi Francesi credono di essere sempre i migliori in tutto, sono così fieri..
- Ma da dove viene questa fierezza? Sono anni che porto avanti la mia analisi per cercare di capire..
- Beh, viene dal fatto che se la cavano sempre alla grande.
- In che senso?
- Per esempio, durante la seconda guerra mondiale, i Francesi stavano perdendo e poi sono riusciti a tirarsi su..., sa De Gaulle e tutto il resto, e poi in poco tempo si sono ripresi e hanno cominciato a crescere parecchio... la stessa cosa con il colonialismo e la guerra in Algeria, anche da lì ne sono usciti alla grande.. e così via e ora pensano di sapere tutto, non guardano cosa fanno gli altri, pensano sempre di avere la migliore risposta a tutti i problemi... ecco, so benissimo cosa possono averLe fatto..., a una bella Italiana come Lei, povera...

Finalmente, si è schiodato dal marciapiede e ha ricominciato a camminare. E poi a parlare:
- Bello il film, vero? Insomma mi è veramente piaciuto. Divertente, leggero, ma pieno di riferimenti. Pensavo che sarebbe stato più duro contro la Chiesa, invece era tranquillo..
- Sì davvero bello, mi è piaciuto.

Abbiamo preso la metro insieme, ha voluto darmi la sua mail nel caso "avessi bisogno di qualcosa", poi è sceso due fermate prima della mia ed è rimasto a salutarmi dal vetro. Quando la metro è ripartita mi ha fatto una smorfia con il viso e con le mani, inclinandosi su un lato e cacciando fuori la lingua.

Che matto. Non è la prima volta che incontro tipi del genere. Dopo una vita in cui non hanno parlato con nessuno, vittime del loro proprio sistema di chiusura e diffidenza, giunti all'età della pensione non solo sono ancora più soli poiché non lavorano più, ma iniziano finalmente a pensare di avere il diritto di sfondare questo muro di silenzio, visto che tanto sono più vecchi e meglio assicurati. Era ora! L'età della pensione rinsavisce. Almeno a Parigi... 

Ogni tanto nella metro vedo dei poster: "Parla con chi non parla mai con nessuno. Chiama anche tu una persona anziana una volta a settimana", e poi c'è il nome dell'associazione che organizza questi programmi. Non è la prima volta che penso di partecipare...
"Solo con la parola ci potremmo capire meglio". "Quala parola?". "La parola nel senso di dialogo..." (vedi da minuto 8:12).

mercoledì 31 agosto 2011

'Nchia cavuru a Balarm

L'anno scorso sono stata in Quebec. La sensazione di sentir parlare ovunque francese senza essere in Francia era divertente. Mi sono chiesta che effetto potesse fare a un Francese poter viaggiare in un paese in cui, anche parlando la stessa lingua, l'accento, la cultura e lo spirito del popolo sono talmente diversi dai loro che è possibile sentirsi spaesati (e non capire un'acca). Mi sono detta, poi, che io, in quanto Italiana, non avrei mai provato questa sensazione, dal momento che non esistono paesi non italiani in cui l'italiano sia la lingua ufficiale. Mi sbagliavo. Non ero ancora mai stata in Sicilia.

Quando siamo atterrati all'aeroporto di Palermo, con il mare da un lato e le montagne dall'altro, sono rimasta incantata. Mi sembrava già di essere in un paese esotico, non so se nordafricano o sudamericano. E pareva quasi che la montagna più alta fosse lì per dare il benvenuto ai visitatori.
Dopo aver recuperato i bagagli, sono stata accolta dalla mia amichetta siciliana e da qualcuno che, anche se non avevo mai visto prima in vita mia, è venuto a prendermi in macchina e ci ha accompagnate a casa solo per essere amico di un amico. A Parigi una cosa del genere potrebbe far nascere sospetti di spionaggio internazionale o/e industriale. 

Alle porte della mitica Balarm, inghiottiti dalla splendida Porta Nuova, siamo stati risucchiati da un mondo parallelo e, come per Mery Poppins e i suoi pargoli quando entrano nel disegno del marciapiede, anche per me è iniziato qui il magnifico viaggio che sto per raccontarvi.

Balarm è come un sogno, ambientato tra palazzi normanni, chiese bizantine, moschee, mercati, spiagge, calzoni, sarde a beccafico, ricotta, processioni, soprusi, concerti, neomelodici, luci e colori. Il tutto tradotto in una lingua spesso incomprensibile, anche quando cerca di restare italiana. Avevo paura di non sentirmi abbastanza spaesata in Sicilia e della troppa somiglianza con Napoli, ma mi sbagliavo di grosso.

Superati il Palazzo dei Normanni e Porta Nuova, mi si schiude davanti la cattedrale. L'avevo già vista in foto non molto tempo fa, ma non avevo provato la sensazione di Oriente che provavo ora. Seduta per venti minuti a fissare l'incredibile struttura dalla spianata antistante la chiesa, ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Davanti a me si stagliavano figure di donne con anfore sulla spalla, ventagli di piume, mercanti di stoffe, spezie, locande, struzzi e pavoni. Bastano però pochi metri e sembra di aver compiuto migliaia di chilometri nello spazio-tempo. Nel quartiere della Colonna Rotta è possibile degustare uno dei migliori cannoli della città e passeggiare tra i vicoli e le case popolari moderne, sapendo però che sempre e comunque, ogni tanto, tra i panni stesi, la gente che grida o che ti guarda come fossi un alieno, apparirà una torre, una fortezza di mille anni fa o una chiesa dal profilo di moschea. Palermo non finisce mai di stupire. Potrebbe anche capitarvi, infatti, di entrare in un tabaccaio per comprare francobolli e sentire qualcuno chiedere delle Pallo Mallo. Ci ho messo un po' a capire che si trattava delle famose Pall Mall...

La prima sera, senza neanche avere il tempo di capire chi e dove fossi, sono stata gettata nella vita palermitana: Ballarò, Kursaal, Palazzo Chiaramonte. Ogni cosa che mi veniva mostrata era più bella delle precedenti.
Ballarò di sera si trasforma in continente nero ed è possibile passeggiare nelle stradine ascoltando musica africana o reggae proveniente da tutte le finestre e da tutti i locali aperti. Cammina, cammina si giunge all'incredibile Palazzo Chiaramonte, dove ci si sente ad Avignone, di nuovo settecento anni indietro nel tempo. Un grande cortile è formato dai muri esterni di diversi edifici in diversi stili, sembra un palco creato apposta per accogliere la musica suonata quella sera. Poco più avanti, Palazzo Abatellis nasconde un cortile con colonne e arcate e accoglie una bella collezione d'arte in cui ammirare, tra l'altro, la bellissima Madonna Annunziata di Antonello da Messina, con la sua mano in prospettiva. Continuando tra appendipanni, pezzi di chiese incrostati tra i palazzi e balconi incrostati nelle facciate delle chiese, si giunge all'ex Chiesa dello Spasimo.

Di sera, abbiamo suonato al citofono e ci hanno detto che non si poteva entrare perché c'era un concerto in corso, abbiamo chiesto di visitare solo lo spazio e poi di andare via e ci hanno detto che non era possibile. Un'amica che era con noi ha detto al guardiano che conosceva sua sorella, lui ha risposto che era inutile e che questo non sarebbe servito a farci entrare, la nostra amica ha insistito nominando l'indirizzo della sorella e abbozzandone una descrizione..., il guardiano ci ha fatti entrare. Avanzavamo lentamente e silenziosamente per non disturbare i musicisti. Abbiamo superato una fontana centrale giungendo in un'enorme chiesa sconsacrata e vuota dalle mura possenti, con il soffitto scoperto, illuminata dall'interno con luci soffuse; l'abbiamo attraversata uscendo sul lato e ci siamo trovati nel cuore del concerto di chitarra tenuto in un giardino alberato, con la chiesa illuminata sullo sfondo. Pura poesia.

Il viaggio nel tempo e nello spazio non era finito. Non lontano dalla Chiesa dello Spasimo un altro universo ci attendeva. Quando mi era stato proposto di andare a un concerto neomelodico, avevo rifiutato con disprezzo, ma non potevo immaginare la profondità dell'esperienza che ci attendeva. Un esercito di una tribù sconosciuta, forse giunta da molto lontano, aveva occupato tutta la piazza della Kalsa. Il palco era stato montato alle spalle della Porta dei Greci e nella piazza v'era anche una chiesa barocca illuminata. Il pavimento della piazza non era più visibile, coperto da un'orda di fan della musica neomelodica che mangiavano, bevevano, parlavano, corteggiavano, ridevano, ma soprattutto da uno sciame di motorini, in movimento o parcheggiati, che giravano dappertutto, ti sfioravano, ti tagliavano la strada, ti salivano in testa... Il fumo dei barbecue, gli espositori di pesce, i tavoli di plastica allestiti per strada…, se mai debba aver immaginato l'inferno dantesco nella mia vita, sono sicura di averlo immaginato così... ecco un altro squarcio di vita palermitana.

Immaginavo Palermo come il corrispettivo siciliano di Napoli, ma non mi sono sentita in Campania neanche una volta. Prima di tutto, ovviamente, per la lingua incomprensibile (spesso dovevo chiedere alle persone di ripetere ciò che mi avevano detto), ma anche per i tratti diversi degli esseri umani (bellissimi), per la diversa architettura e per l'aria diversa che si respira. Palermo è più....ariosa, non si sente di avanzare in uno spazio stretto, come a Napoli, sarà perché è sita in una zona pianeggiante che è, sì, circondata dalle montagne ma pur sempre molto ampia. Mentre Napoli si sviluppa sulle pendici di una collina. Sarà che ci sono molti più viali ampi e grandi piazze, mentre da noi strade larghe ce ne sono, in fin dei conti, davvero poche.
Infine, la mentalità dei Palermitani mi è sembrata più aperta rispetto alla nostra. Sarà che si tratta di un'isola? Sarà che sono sempre stati separati dal continente e che hanno conosciuto molti più stranieri? La conferma a questa mia impressione mi è giunta quando ho approfondito la storia e scoperto che più volte la Sicilia si è ribellata all'invasore. Non amavano Carlo d'Angiò e hanno chiamato gli Aragonesi per farsi aiutare a mandarlo via. Quando un soldato francese si è rivolto in maniera irriguardosa a una donna, hanno dato vita alla rivolta dei Vespri siciliani. Mentre la Rivolta del sette e mezzo mirava i funzionari statali, che consideravano "quasi barbari i palermitani". Insomma la storia di Palermo è anche una storia di rivolte, diversamente da quella di Napoli… 
Non solo, ma in tempi ancora più antichi, in Sicilia convivevano pacificamente cristiani, ebrei e musulmani, ognuno svolgendo le proprie attività e rivolgendosi agli altri per acquistare i prodotti che non sapeva produrre. Per lungo tempo, la Sicilia è stata un esempio di apertura e tolleranza e tutto ciò proprio sotto il dominio degli Arabi!!
E dato che il suo declino è iniziato con il Regno d'Italia, ciò dà da pensare.. forse questa regione così libera e particolare aveva bisogno di restare indipendente ed è stata soffocata dal fatto di diventare un semplice tassello del mosaico, d'altronde situato troppo lontano dai centri principali del potere e della responsabilità decisionale?
Insomma il Siciliano ha la libertà nell'anima e non ama essere messo in catene. Quest'indipendenza di spirito si respira negli occhi della gente, nella loro andatura fiera e nella loro brutalità. Ecco, ad esempio, ho notato una maggiore brutalità rispetto al Napoletano, famoso nel mondo intero per la sua cordialità e accoglienza, per i suoi sorrisi e per il suo carattere accomodante... forse tutte caratteristiche che lo hanno aiutato nel tempo a sopportare tutto e tutti senza mai veramente sollevarsi....

Sono pensieri, i miei,... pensieri sorti in Sicilia... e che approderanno chissà dove. Una cosa è certa, come dice la mia amichetta romana: La Sicilia è una malattia da cui non si guarisce più... e per ora vi ho raccontato solo di Palermo…

lunedì 25 luglio 2011

Minaccia di raccomandata

A Parigi affittare una casa è un lavoro a tempo pieno. E soprattutto, se non avete un Dossier, nessuno vi affitterà mai nulla.

Un DOSSIER... adesso per me queste sono bazzecole, ma i primi tempi niente mi faceva più paura della fatidica domanda: Signora, ma LEI HA UN DOSSIER? Diventavo piccola, piccola, mi nascondevo sotto il tavolo e vedevo un signore di nome Dossier diventare sempre più grande e guardarmi dall'alto con aria minacciosa.

Anche per affittare casa, qui ci vuole un dossier. E vediamo cosa metterci dentro: fotocopia della carta d'identità, ultime tre buste paga, dichiarazione del datore di lavoro che le buste paga sono vere, ultima dichiarazione dei redditi, dichiarazione dell'agenzia delle entrate che la dichiarazione dei redditi è vera..se fin qui non ci sono problemi, se avete un buon profilo, siete ingegnere, medico e guadagnate oltre 4000€ al mese non ci sono problemi, in tutti gli altri casi servono anche un garante, le ultime tre buste paga del garante, la dichiarazione del suo datore di lavoro che le buste paga sono vere, l'ultima dichiarazione dei redditi del garante, la dichiarazione dell'agenzia delle entrate che la dichiarazione dei redditi è vera, un vostro estratto conto, le coordinate bancarie, il gruppo sanguigno di vostra madre, il libretto delle vaccinazioni obbligatorie e i vostri voti scolastici dalla prima elementare al quinto liceo, giusto per capire che tipo di persona siete.
Ma non crediate che se avete un buon dossier l'avrete vinta, magari c'è qualcuno che ce l'ha migliore di voi. Eh sì perché le visite agli appartamenti avvengono a gruppi, il proprietario stabilisce l'ora e il giorno e tutti gli interessati si devono presentare con dossier già pronto nel caso gli piaccia la casa e la vogliano prendere. Poi il proprietario prende una settimana per studiare i dossier e decidere chi è più ricco, chi secondo lui ha fatto i migliori studi, ha il miglior profilo e soprattutto le più basse possiblità di non pagare. Eh sì, perché, bisogna dirlo, la scusa che i proprietari adducono per tutte queste richieste assurde senza fine è che la legge difende gli affittuari e se questi ultimi smettono di pagare né il proprietario né la polizia possono metterli in strada. Ed ecco perché ci sono decine di migliaia di casa vuote a Parigi, i proprietari preferiscono non affittare per non avere problemi. Al contempo la gente non sa dove andare a vivere.

Anyway, prima di avere il diritto di sapere il giorno e l'ora di visita degli appartamenti dovrete chiamare al telefono la proprietaria/o e dovrete passare attraverso uno serie di domande che potranno essere di un'infinita varietà a seconda del grado di benessere/malessere mentale, pregiudizi, esperienze trascorse della proprietaria/o.
- Lei ha un accento, da dove viene?
- Italia.
- Italia, dove?
- Napoli
- Ah.

Una volta mi hanno detto: Lei ha un accento, da dove viene?
- Perché lo vuole sapere?
- Perché affitto solo ad alcune nazionalità.
- Ah davvero e perché?
- Perché ci sono delle nazionalità con cui mi trovo meglio.
- Ah davvero? e per esempio.
- Questo non posso dirglielo.
- D'accordo, chiamo il giornale e chiedo di togliere il suo annuncio per tale ragione, arrivederci. E poi non vorrei mai averla come proprietaria.

Altre domande possibili sono: quante lavatrici fa alla settimana, quante persone vengono a trovarla al mese, quanto spesso fa feste, se ha intenzione di organizzare cene (una volta un'altra proprietaria mi disse: Questo appartamento non è fatto per ricevere gente), se si depila, se mangia molti carboidrati, se parla con gli sconosciuti, ecc..

Abbiamo parlato dei Dossier del terrore, delle domande sulle origini, vogliamo parlare delle case? Perché se si dovesse affrontare tutto ciò per dei castelli con piscina, io lo capirei anche, ma vogliamo parlare a COSA tengono questi proprietari? Vogliamo parlare delle fatidiche perdite d'acqua che costituiscono il terrore di tutti i francesi, assieme agli incendi domestici, ai dossier di affitto e acquisto case e alla mitica gastrò (ne parleremo un giorno non vi preoccupate)?
Qui, le perdite d'acqua in casa sono una calamità nazionale, sono sicura che il 99% dei francesi che vivono in edifici ha perdite almeno 10 volte l'anno. D'altronde è divenuta una delle cause principali di assenza dal lavoro, prima delle malattie. E nessun capo oserebbe opporsi a un'assenza dovuta a perdita d'acqua in casa, perché anche lui sa cosa significa, anche lui ne ha avute due la settimana prima e tre il mese prima e se potesse si opporrebbe a un'assenza per malattia ma non si opporrà mai a un'assenza per perdita d'acqua. Nella mia casa attuale, TUTTI i rubinetti perdono, ma quando l'abbiamo detto al proprietario non sembrava molto interessato, ci ha detto di stringerli meglio. Non sa che ogni sera io e la mia coinquilina facciamo i turni per chiuderli in modo che non sia sempre la stessa a rompersi la mano prima di andare a dormire. Abbiamo trovato dei panni che facciano attrito e che ci aiutino a stringerli al massimo, ma spesso senza successo e pertanto siamo obbligate a convivere con il pling, pling, pling, pling, pling costante e rassegnato.

Che dire della suddivisione della spazio? Dei 9m2 concessi dalla legge per un monolocale. Delle vecchie portinerie trasformate in appartamenti da cui si sentono tutti i sospiri dell'intero palazzo e in cui non arriva mai un raggio di sole (beh, è vero che quello non arriva neanche nelle case normali).

Questo può essere un esempio calzante: qualche anno fa ero alla ricerca di una casa (a Parigi lo si è sempre e comunque), ero davvero disperata (qui lo si è sempre e comunque) e appena ho trovato una proprietaria non francese mi sono fiondata sull'annuncio pensando di avere maggiori speranze. Sono andata a visitare la casa alle 13 circa e l'ho guardata con gli occhi della disperazione di restare senza tetto. Risultato: l'ho adorata! In un quartiere che mi piaceva, in una strada che mi piaceva, con un cortile tutto mio! una cucina, un bagno con vasca, un grande armadio. La proprietaria era americana, super simpatica, mi ha detto che era disposta a cambiare il riscaldamento (ah!! il riscaldamento, l'ho dimenticato nella lista degli orrori di cui sopra, ricordatemi di parlarne più tardi) perché era diventato vecchio, mi ha detto che se voleva poteva comprarmi qualche altro mobile per il salone, insomma non mi sembrava vero...
Per il nostro secondo incontro, mi ha invitata a casa sua, ci siamo intrattenute un po' a parlare e quando le ho detto che lavoravo al Ministero degli Esteri sembrava felice, non voleva garante!! non voleva nulla, solo il mio estratto conto che sembrava soddisfarla, si fidava di me, me lo avrebbe affittato!!! mi aveva scelta!!! prescelta!!!
Oltre all'orgoglio senza limiti che provavo per il fatto di essere stata scelta, di esserle piaciuta, di aver suscitato fiducia in lei, ero soddisfatta della mia scelta, della mia reggia con giardino e della mia proprietaria adorabile. Evviva! avevo un tetto sotto cui vivere.

Così ho fatto il trasloco. Erano le quattro di pomeriggio e non più le 13h come il giorno in cui avevo visitato il monolocale ancora occupato dalla studentessa che mi aveva preceduta e quindi decorato e abbellito con le sue cose. Ora mi sembrava un po' meno bello e soprattutto molto buio. Se non accendevo la luce non riuscivo a vedere assolutamente nulla, neanche lo scalino che separava quello che nei miei ricordi era un salone da quella che nei miei ricordi era una cucina. Una volta accesa la luce, vidi la triste realtà e cioè che il mio entusiasmo era stato generato solo dalla gioia di essere prescelta da qualcuno e di aver superato l'esame "nazionalità, accento, dossier, stipendio". Ora vuota, senza luce naturale e senza studentessa, la mia reggia mi appariva per quello che era veramente: un'ex portineria, umida, stretta e deprimente, divisa dall'androne del palazzo da una sottilissima porta di legno, un fruscellino. Quello che mi sembrava un cortile era un esagono in cui non batteva mai la luce del sole se non per venti minuti dalle 13 alle 13.20 e sul quale affacciavano tutte le case del palazzo. Mi ero sentita una principessa e mi ritrovavo portiera.

La prima sera che ho provato a dormirci dentro ho scoperto i ritmi di vita di tutti gli inquilini del palazzo, dato che l'ascensore e il citofono erano praticamente dentro casa mia.
- Ecco, ho pensato, perché i portieri sanno tutto, perché tutto passa da casa loro.
La notte l'ho trascorsa seguendo i rientri a casa dei vicini e non ho potuto chiudere occhio finché l'ultimo non si è ritirato.
La mattina dopo ero malata, starnutivo e mi soffiavo il naso continuamente. Il mio corpo è un sensore di umidità: mettetemi cinque minuti esatti sotto un getto di aria condizionata, in mezzo a una corrente d'aria o in un luogo umido e vi faccio da igrometro.

Quando mi è venuta a trovare la mia amica Meri, dalla sua faccia ho capito tutto. Non c'è stato bisogno che mi dicesse nulla.
Sono scoppiata e le ho detto: - Meri, non l'ho fatto apposta!! ero disperata e quando ho visto che la proprietaria era simpatica ho voluto credere che la casa era bellissima, luminosa e spaziosa, con giardino.
- Luminosa, Manu?
- Sì..... l'ho visitata alle 13.
- Ma forse sarà luminosa dalle 13.00 alle 13.05?
- No, dalle 13.00 alle 13.20.
- Ah ecco! cambia tutto.
- Meri scusami, mi vuoi ancora bene?
- Ma certo Manu, l'hai fatto perché eri disperata e non sapevi dove andare, quando hai visto la proprietaria americana super simpatica non ci hai capito più nulla.

Se avevo il perdono il Meri, potevo perdonare me stessa. Ma intanto dovevo cercare un modo per andare via. La ragione non si è fatta attendere a lungo, infatti per gli unici tre giorni della mia vita che ho dormito in quel buco malefico sono stata così male che sono dovuta andare dal medico.
Ne ho parlato con la mia unica amica parigina e lei mi ha detto che per una cosa del genere potevo risolvere il contratto senza pagare i danni e mi ha presentato una sua amica avvocatessa che si occupa principalmente di diritto immobiliare.
- Non ti preoccupare, mi dice Hélène guardandomi con un sorriso complice, adesso definiamo insieme una strategia, tra una settimana sei fuori da lì.
Il mio spirito si è appaciato per un attimo: anche in questa città esisteva qualcuno con un cuore umano.

Hélène mi ha suggerito di dire alla proprietaria che stavo male e che per ragioni di salute non potevo restare in quella topaia (ex-reggia con giardino di Versailles nella mia immaginazione sognante), le proponevo dunque di andare via pagandole quindici giorni invece dei tre in cui avevo effettivamente occupato l'appartamento. La proprietaria non ha accettato (improvvisamente non mi sembrava più un'americana super simpatica). Allora con Hélène siamo passate alla mossa successiva: attenzione, tenetevi forte, qui si va sul pesante. L'ho fatto! Ho mandato anche io una raccomandata (ah, le raccomandate! le ho dimenticate nella lista degli orrori di cui sopra, ricordatemi di parlarne più tardi. Mandare una raccomandata è la peggiore minaccia che si possa fare a un francese. Non importa che gli ammazziate il gatto non si vendicherà, non importa che gli mettiate una bomba sotto la macchina non se la prenderà, ma se gli mandate una raccomandata con ricevuta di ritorno non vi guarderà mai più negli occhi). Vi abbiamo illustrato tutti i fatti nell'ordine di svolgimento (compresa la mia allergia all'umido) e abbiamo sottolineato il fatto che la proprietaria mi aveva chiesto due mesi di affitto di cauzione invece di uno (come stabilito dalla legge), non mi aveva dato la Dichiarazione dei rischi tecnologici e materiali (obbligatoria per legge) e non aveva accettato la mia proposta di risolvere il contratto in via amichevole. Per finire, l'abbiamo dovuta minacciare di farle consegnare le chiavi dall'ufficiale giudiziario.

Ha funzionato! La mia proprietaria, con la coda tra le gambe, mi ha restituito tutti i soldi tenendo solo quindici giorni di affitto, ha fatto l'inventario dei beni (beni?) senza guardarmi mai negli occhi, ha firmato la mia uscita dai luoghi, ha ripreso le chiavi e siamo andate via. Ma come si può affittare un posto così? Perché i ricchi amano vivere nel lusso e lasciare gli altri in umidi buchi senza dignità? Ma questa è un'altra storia ...

Dunque, ricordate: se non riuscite a ottenere qualcosa con la mia strategia proposta due post fa, minacciate di mandare una raccomandata, funziona sempre!

Se invece volete sapere come la mia immaginazione era riuscita a manipolare la realtà, guardate la foto qui al lato e per imparare a farlo anche voi attendete il mio prossimo post sulla possibilità di crearsi la realtà desiderata.

mercoledì 20 luglio 2011

Il piede del maiale

È una tranquilla serata estiva. Sono in giro con il mio amico Michele (siciliano) e la mia amica Jole (pugliese) (scusate, ma è meglio precisare le origini :))) e abbiamo previsto di andare a cena fuori. Ci stiamo chiedendo dove andare e stiamo passando in rassegna i diversi posti possibili. All'improvviso, non so come, mi viene in mente un posto dove volevo andare da anni. Mi era stato raccomandato da diverse persone in quanto ristorante Liberty, storico, dall'ottima offerta culinaria francese, ecc... 


- Dai, andiamo al Pied de cochon. Dai...dai...


È lontanuccio, i miei amici non l'hanno mai sentito nominare..così devo insistere un bel po' per convincerli ad andare. Arriviamo al Pied de cochon, ci chiedono di aspettare un attimo per indicarci il tavolo. Attendiamo.. Durante l'attesa ci offrono una flûte di champagne..ottimo! cominciamo bene! 
Inizio a tranquillizzarmi: la mia proposta pare buona, i miei amici si fideranno di me e saranno inclini ad accettare con gioia i miei futuri suggerimenti.


Finalmente ci sediamo. Io inizio a parlare con i nostri vicini di tavolo, due giovani dall'aria simpatica, i quali mi dicono che adorano questo posto e che vengono spesso. Abbiamo fatto bene a venire. Sempre più rassicurata per la mia fantastica scelta, inizio a guardare il menu. Scorro, scorro, scorro... ma ho la vaga impressione che il mio stomaco non mi invita a fermarmi su alcuna voce...continuo a scorrere, scorrere, scorrere...e mi inizia a sembrare che si tratti sì di cucina francese, ma proprio di quella basica e terra terra che a me non piace, nulla a che vedere insomma con la nouvelle cuisine del mio post precedente per intenderci. E inoltre i prezzi non erano per nulla convenienti. Dunque inizio a pensare: ma perché devo spendere 35€ per una normale bistecca, ma perché devo spendere 45€ per un maigret de canard che non mi piace.. E così, scorri, scorri, vedo che questo menu non risponde poi più di tanto ai miei gusti. Io sono dell'idea: "spendi per fare una cosa che ti piace", ma "spendi per fare una cosa che non ti piace"...non rispecchia molto la mia filosofia. Così decido di prendere la "Specialità del Pied de cochon 17€" per non dover prendere proprio una banale insalata. Sapendo che Pied de cochon è il nome del ristorante, per me corrisponderà a specialità della casa. E va bene! vada per questo! visto che non so cosa scegliere facciamo scegliere alla casa.


Guardo i miei amici e vedo che Michele ha fatto la mia stessa scelta, mentre Jole un'insalata... Io la cerco di convincere di prendere anche lei la specialità della casa, dopotutto eravamo venuti sin qui, nel posto tanto famoso, storico, Liberty e tutto il resto... ma niente, non mi sta a sentire. Fa nulla, peggio per lei. Speriamo che queste specialità siano davvero speciali.


Dopo mezz'ora, morti di fame (non avevamo mangiato tanto a pranzo per goderci al massimo la cena fuori), vediamo la cameriera sorriderci mentre si avvicina al nostro tavolo con tre piatti in mano.
- Specialité Pied de cochon?
- Per me grazie, dico io
- L'altra specialité Pied de cochon?
- Per me, dice Michele.
E l'insalata a Jole.


Io guardo il piatto di Michele, situato proprio di fronte a me, proprio su una linea retta di fronte ai miei occhi e vedo una zampa di maiale completa di unghie.
Il mio diaframma sobbalza. Io gli chiedo di tranquillizzarsi, sperando che si siano sbagliati e che magari nel mio piatto ci sia qualcosa di diverso.
Guardo nel mio piatto.
Dentro vi giace la stessa cosa.
Il mio diaframma si arrabbia per la falsa speranza e inizia a girare minacciandomi di ribaltarsi se gli inserisco dentro qualcosa che viene da quel piatto.
Guardo Michele. Michele guarda me. Tutte e due guardiamo Jole che, dal canto suo, felicissima per la sua insalata ci ricambia con uno sguardo tra derisorio, fiero e compassionevole. Nessuno osa dire una parola.
Michele non osa dire nulla per non farmi mortificare? Io non oso dire nulla per non ammettere l'assurdità della mia cattiva scelta? Jole non osa dire nulla per non infierire su di noi?
O forse nessuno osa dire nulla, perché nessuno sa che DINDIRINDINA CI FA UNA ZAMPA DI MAIALE CON LE UNGHIE nel nostro piatto????


A questo punto, parlo...:
- Miki..
- Dimmi Manu.
- Ma, secondo te, cosa si mangia?
- Non lo so Manu.
- Ma, secondo te, se la tagliamo da dentro esce la carne?
- Non lo so Manu, possiamo provare.
- Ma, secondo te, dobbiamo prenderla in mano o mangiarla con coltello e forchetta?
- Non ne ho idea Manu.
- Miki.
- Dimmi Manu.
- Vuoi provare prima tu e mi dici?
- Proviamo insieme.
- Ok.
Prendiamo le posate e iniziamo a tagliare per vedere cosa c'è dentro. La mia zampa si spappola ed escono fuori pezzetti di ossa da tutte le parti. 
- Miki!!! 
- Dimmi Manu.
- Ma il mio maiale lo hanno prima picchiato a sangue, spezzandogli tutte le ossa, e poi ucciso!!! è disgustoso!
- Anche il mio credo...


Il mio stomaco era chiuso. Solo la mia lingua ha fatto un gesto per tastare un pezzo di pelle di maiale che le stavo mettendo in bocca con la forchetta. E poi si è ritirata.


- Miki, io non ce la faccio, non riesco a fare nessun gesto, né a mangiarmi la pelle, né le ossa, ma cosa c'è da mangiare qui dentro? Per cosa sono i 17€?
- Non ne ho idea, questi pezzi il macellaio di mia madre li regala ai cani la sera.
- Secondo te posso chiedere di cambiarmi il piatto se gli dico che mi viene da vomitare?
- Se proprio stai male, prova.
- Sto proprio male.
- Ok, allora prova.


Chiamo la cameriera.
- Mi scusi....ehm... non riesco a....sì insomma a... capire...quale sia la parte da mangiare.
- È la specialità della casa.
- Sì, ho capito, ma non capisco cosa devo mangiare, dov'è la carne?
- Non c'è carne, c'è pelle e ossa?
- E si mangia solo la pelle?
- Sì, è una specialità molto pregiata, la gente viene qui apposta per mangiarla.
- Capisco.
- Non le piace?
- Non riesco proprio a....sì insomma, non riesco neanche a metterla in bocca.... mi viene da vomitare e volevo chiederle se...posso cambiare il piatto...
- Beh se si sente proprio male, ok, me lo dia, glielo cambiamo, cosa vuole al suo posto?
Volevo dire "un bicchiere d'acqua", ma dovevo farmi venire un'altra idea. Così ho tergiversato: - Miki, vuoi cambiarlo anche tu?
- No, Manu, non ti preoccupare, me lo tengo.
- Ma che mangi?
- Non fa niente, non mangio, continuo solo a dissecare tutte le ossa.
- D'accordo.. posso avere un attimo il menu?
- Certo prego.
Così ripiego sulle ostriche, spenderò 30€ per 6 ostriche, ma almeno non vivrò un'esperienza che non riuscirò più a dimenticare.


Arrivano le ostriche, le mangio, tutto a posto. Cerco di mangiare pane e burro il più possibile per riempirmi. I vicini di tavolo ci chiedono come mai non ci è piaciuto. Io gli rispondo solo che non avevo capito che parte mangiare e loro mi dicono la pelle. 
Va beh..
Torniamo a casa quella sera e cerco di dimenticare il tutto. Ma all'improvviso, mentre mi metto il pigiama una vignetta si staglia davanti a me: un piatto con un piede di porco. Cerco di cancellarla pensando ad altro, ma la notte sogno un piede di porco, la mattina dopo a colazione immagino un piede di porco e a pranzo, mentre faccio la fila per la mensa, vedo piedi di porco ovunque.
- Mikiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Lo chiamo al telefono.
- Hey Manu.
- Ti volevo dire che mi dispiace!!! Scusa, non lo farò mai più. Penso sia il senso di colpa che mi tartassa perché vedo piedi di porco ovunque, non riesco più a mangiare né a dormire.
- Bene! Sono contento, mi dice ridendo. Neanche io! Almeno tu non lo hai mangiato. Io sto solo vomitando da tre giorni.
- Miki, te lo giuro che mi dispiace, scusami, non volevo ucciderti.
- Dai sto scherzando, non ho vomitato, vedo solo piedi di maiale ovunque anch'io, anche al posto delle gambe delle donne che guardo tutti i giorni per strada!
- Ah! questo fai? allora ti sta bene!
- Dai, non ti preoccupare, ci passerà...
- Dici? In quanto tempo secondo te?
- Una decina di giorni, forse.


Qualche settimana dopo, esco con il mio ragazzo e mentre parliamo viene fuori la storia del piede di maiale. Gli racconto tutto e lui mi dice: Ma stai scherzando! è una specialità pregiata, è il mio piatto preferito.


Da quel momento ho capito: non potrò mai amare qualcuno che ama una zampa di maiale e l'ho lasciato all'istante, per la prima volta in vita mia senza nessun rimorso e la ragione potete capirla da soli guardando la foto qui sotto:









venerdì 15 luglio 2011

Il venditore di emozioni

Se siete tristi e volete sottoscrivere a una settimana gratis di rimotivazione, chiamatemi e vi metterò in contatto con mio fratello. Il prezzo è di circa 2000€, ma ne vale davvero la pena e la vostra percezione relativa a un posto che non vi è mai piaciuto tanto cambierà per sempre.


Come molti sanno, non sono mai stata una fan accanita della Ville Lumière per diverse ragioni di cui non staremo qui a discutere, ma due mesi fa una serie di coincidenze hanno fatto in modo che finalmente, dopo sette anni che gli chiedo di venirmi a trovare, mio fratello è venuto!


Il tutto non era cominciato al meglio perché era già mezzo malaticcio, è vero che si ammala ogni volta che deve partire per un viaggio e poi qui a maggio c'erano 15° e anche con canottiera, maglietta e giacca si gelava a causa del vento. La prima sera è riuscito a guardarci ballare tutto il tempo senza muovere un muscolo a causa del malumore generato dal mal di gola, che si sa è davvero sgradevole, e il secondo giorno faceva foto come in stato giapponese-catatonico, senza vera coscienza e senza dire una parola, ma poi qualcosa è riuscito a farlo riprendere alla grande e per tutto il resto del soggiorno ha tirato fuori l'ingrediente principale della cura settimanale. Andiamo a scoprire quale.


Prima tappa: ovviamente KENZO! On the top of the roof. Appena siamo arrivati giù al palazzo, mio fratello ha iniziato ad andare in ebollizione: - Manu, ma è fantastico!! Ma in che posto mi hai portato!!
Ha iniziato a impazzire, a fare foto ovunque, a tutti gli angoli, mentre salivamo su all'ultimo piano con l'ascensore assieme a una modella con coda di cavallo lunghissima e vestito con cintura e zeppe super fashion. Vedevo mio fratello che iniziava ad agitarsi, non riusciva a stare fermo, non sapeva più se prendere la macchina fotografica, posarla, guardare su, guardare giù, sembrava che con unico sguardo volesse essere capace di captare tutto, senza perdere neanche un dettaglio, neanche un'emozione, neanche un'esperienza.


Quando siamo arrivati sul tetto, sotto la cupola a vetri con vista sulla Senna e sulla Monnaie de Paris, proprio come nella fatidica ultima scena di SATC, si è un po' appaciato ed è entrato in una fase di meditazione profonda, con tutti i sensi al massimo della loro capacità sensoriale. 


La cameriera super fashion con vestitino nero corto e super coda di cavallo lunghissima voleva piazzarci in un tavolo sul lato da cui non si vedeva il fiume anche se eravamo i primi ad essere arrivati e il ristorante era ancora vuoto. Io per un attimo ho cercato di reprimermi perché quando si è nei posti frequentati dell'alta società si accetta tutto senza battere ciglio perché "i borghesi non fanno mai storie, non è decoroso", ma poi per fortuna il mio istinto ha ancora una volta avuto il sopravvento sulle convenzioni sociali e ho applicato la mia nuova ma ormai collaudata strategia parigina: rompi i cosiddetti finché non accettano di fare quello che gli chiedi, ma fallo in modo gentile ed elegante.  


Ottenuto il tavolo che volevo io, mio fratello, senza aver mosso un dito per aiutarmi, si è appostato nella posizione migliore da cui si vedeva tutto il panorama, ma la sua espressione di felicità era talmente parte della cura che l'ho lasciato fare senza battere ciglio, non mi è sembrato neanche ingiusto. Tanto avrei avuto la mia ricompensa.


Tutto quello che ha seguito quel momento è stata un'esperienza sensoriale senza pari. Mio fratello ormai era in uno stato meditativo superiore da cui non è più uscito per tutto il resto della serata e la sua estasi ha iniziato a contagiarmi. 


Quando sono arrivati i piatti li ha guardati come si guarda un gioiello: Foie gras su cuore di carciofo, Ostriche, Canard, Thon, Tarte Tatin, Crême brulée..


Parte importante della cura: al momento di pagare il conto, non si batte ciglio, non lo si guarda neanche e si mette semplicemente la carta di credito sul tavolo. Questo punto è da osservare con religiosa precisione.


Abbiamo proseguito la serata con una passeggiata lungo il fiume, quella sera la Senna sembrava più bella del solito. 


Il giorno dopo, ci attendeva il ristorante dal concetto lounge-design situato all'ultimo piano del Centro Georges Pompidou e da cui si può ammirare tutta la città. Ho atteso 7 anni per poterci andare con qualcuno che avrebbe apprezzato al massimo quell'esperienza e ne è valsa la pena. Vetrate enormi sulla ville, decorazione pura e rose rosse su tutti i tavoli, strane strutture in titanio dalle forme futuristiche. E ovviamente nouvelle cuisine. Dopo il secondo ristorante chic del programma, sarete pronti per affrontare lo shopping nel Marais, facendo finta di andare al Museo Picasso dove in realtà non arriverete mai, "distratti per caso" dai numerosi e originali negozi. A questo punto sarete pronti per la tappa successiva: lo shopping serio per veri addict, quello a rue Saint Honoré. Bisogna entrare in ogni negozio da cui si è naturalmente attirati, farsi abbracciare senza resistere e cedere alla tentazione. Mio fratello era stremato dalle emozioni, non riusciva quasi a parlare, a raccontare la sublimità di ciò che stava vivendo. E io non potevo far altro che essere felice. 


Siamo tornati a casa con un numero indefinibile di pacchi, tra cui il pezzo forte: la camicia di Lanvin, oltre a circa 40 calamite, regali per amici, conoscenti e gente che non aveva ancora conosciuto. Quella sera sembrava non avere più energie per niente, ma mi sbagliavo! 

- Cosa?? Dormire, ma sei impazzita, dobbiamo andare a vedere la Torre Eiffel illuminata! alzati!


E così siamo andati a vedere la Tour. In un crescendo di estasi che sembrava non raggiungere mai il suo punto culminante, mio fratello non poteva più restare nei confini del suo corpo. Lì davanti a quell'opera imponente, illuminata a intermittenza, in blu, per cinque minuti si è consumato il suo nirvana.


A questo punto del soggiorno arriverà il momento dei musei: Orsay, Louvre, Rodin, Marmottan, Art moderne, Maillot e tutto quello che desiderate: lusso e cultura è il motto della cura. Esposizioni, arte, concetti senza limiti.


Ultima tappa del viaggio: Belleville. Perché noi siamo tutto e il contrario di tutto, Ritz e Belleville, Kenzo e Bellevilloise, centre ville o banlieue, l'importante è restare eclettici e aperti a tutto.


Alla fine della settimana sarete ritemprate, uno spirito e un entusiasmo nuovi vi accompagneranno, nuovi progetti emergeranno in voi e amerete per sempre la città della gioia. Non si tratta di una banale settimana di vacanza, mio fratello vende emozioni, vende sensazioni, vende estasi. Il suo lavoro è CREATORE D'ESPERIENZE. Provare per credere.

lunedì 11 luglio 2011

Quando io non busso e tu apri la porta

Oggi mi è capitata una fantastica avventura, non sarò mai più la stessa persona.

Da diverse settimane ricevo delle mail dal servizio pubblico semi-gratuito di biciclette le quali mi dicono che devo convalidare le nuove Condizioni generali di vendita del servizio.

Giusto per spiegare velocemente di cosa si tratta (è una cosa fantastica): il Comune di Parigi mette a disposizione del pubblico migliaia di biciclette (Velib) poste in centinaia di punti in tutta la città e con soli 29€ di abbonamento all'anno è possibile prendere queste biciclette in un punto, fare il tragitto che si vuole e deporle in un altro punto. Se le si usa per mezz'ora è gratis e ciò rientra nei 29€ annuali, altrimenti si paga 1€ all'ora per tutte le ore supplementari.

Non so perché, ma qualche mese fa hanno deciso di cambiare le Condizioni generali di vendita e per poter continuare a utilizzare la propria tessera, bisognava passare da una benedetta stazione Velib e semplicemente accettare queste nuove condizioni. Io già ci avevo provato un paio di volte, ma non riuscivo a trovare all'interno del sistema come e dove convalidarle. Comunque, finché mi lasciavano prendere le biciclette, non mi sono preoccupata e ho pensato che forse il fatto stesso di aver accettato mentalmente queste nuove condizioni fosse bastato per far capire alla società di gestione che per me non c'erano problemi.
Continuavo, però, a ricevere e-mail: Per favore Signora, può convalidare le nuove Condizioni generali di vendita? Basta fermarsi presso una stazione Velib, appoggiare la Sua tessera e le verrà chiesto automaticamente di convalidare...


Automaticamente, automaticamente...non proprio, ci avevo già provato due volte e nessuna richiesta automatica mi era giunta. Così stamattina ero motivata più che mai per fare luce sull'argomento e si sa che quando si è motivati si riesce sempre ad andare fino in fondo.

Dunque prendo la mia bicicletta, faccio i miei dieci minuti di tragitto e quando arrivo alla mia meta appoggio la tessera per cercare di capire come convalidare queste benedette condizioni. Lo schermo mi chiede il mio codice, inserisco il codice, lo schermo mi chiede cosa voglio fare, se voglio prendere una bicicletta (no, già l'ho presa), conoscere la prossima stazione più vicina (no) o parlare con un operatore?
Parlare con un operatore? Ma come? Dove? Se scelgo questa opzione mi appare qualcuno sullo schermo? Mi possono vedere? C'è una telecamera?
Seleziono questa opzione e inizio a guardarmi attorno. Non vedo nulla. Lo schermo dice Attendere prego. Attendo prego. Poi lo schermo mi dice: Adesso può parlare.
.....
Ma con chi? Dove devo guardare? Chi mi sta ascoltando?
Prima di osare parlare alla macchinetta del Velib, mi guardo attorno: se passa  qualcuno devo prima spiegargli con chi sto parlando altrimenti chiamano il manicomio. Per ora non passa nessuno. Inizio a parlare: - Buongiorno, ehm... scusi.... ehm.... non riesco a capire come convalidare le nuove Condizioni generali di vendita. Ricevo mail da settimane, ma poi arrivo alla stazione e non capisco come fare...
Sono attaccata alla macchinetta, quasi l'abbraccio....passa una coppia, si gira a guardarmi, poi si guardano tra di loro, avanzano un po' e di rigirano a guardarmi. Io faccio finta di nulla e mi guardo attorno.

Lo schermo continua a mostrare la scritta: Parli pure, la ascoltiamo.
A queso punto rispondo a tono: - Ma sto parlando... ho spiegato tutto il fatto...ma posso capire con CHI sto parlando...?
Passa un'altra coppia.... a questo punto vorrei quasi chiamarli e spiegare loro che ho appena scoperto che è possibile parlare con le stazioni di Velib, sono sicura che nessuno lo sa! però mi fermo perché per ora non ho ricevuto nessuna risposta e quindi non posso sostenere fino in fondo la mia tesi.
All'improvviso qualcuno mi parla: Buongiorno Signora, cosa posso fare per Lei?
- Ehm..ma chi è? Dove devo guardare mentre le parlo?
- In su, Signora, guardi verso su, il microfono è in alto.
- Ma potete anche vedermi?
- No, solo ascoltarla. Parli pure.

Così, attaccata alla macchinetta per cercare di sentire nonostante il traffico, le moto e gli autobus, inizio a guardare verso il cielo e a parlare: - Sono settimane che ricevo una mail in cui mi si dice che devo convalidare le Condizioni generali di vendita, ma non so come né dove? 
- Mi può dare il Suo codice per favore?
- Certo, eccolo...
Adesso dall'esterno sembravo ancora più una pazza, non solo parlavo da sola guardando verso l'alto, ma davo anche l'impressione che qualcuno dall'altra parte mi rispondesse, un vero e proprio dialogo..., con una macchinetta elettronica, che mi chiedeva dati, nome, informazioni...
- Ah Signora ho controllato, Lei ha già convalidato le nuove condizioni.
- Ma quando? Come? Dove?
- Non lo so, ma sono già state convalidate.
- E ma allora perché continuate a mandarmi e-mail.
- Non ne tenga conto, è tutto a posto. Prenda tutte le biciclette che vuole.

Allora, avevo ragione! il solo fatto di aver pensato dentro di me che ero d'accordo con le nuove Condizioni generali...aveva automaticamente inviato il messaggio alla Società di gestione. Se lo racconto a qualcuno mi crederà?